Nuove Scoperte – Gennaio 2016

Nuove Scoperte
Scheda autore

Autore: Rossella Romano
Nazionalità: Italiana
In breve:

Sono nata curiosa e mi piace fantasticare, immaginare aspetti nascosti nella realtà; per questo scrivo spaziando fra fantascienza, fantasy ed horror. I miei personaggi sono persone normali catapultate in situazioni straordinarie, che siano case infestate, viaggi inaspettati verso pianeti lontani, o mondi segreti.
[Liberamente tratto da Goodreads]

Per saperne di più:
L'intervista

Una breve intervista per conoscere meglio l’autrice…

Come mai hai deciso di intraprendere la carriera di scrittrice?

Innanzitutto ti ringrazio per lo spazio che mi concedi e saluto tutti i tuoi lettori. Per rispondere alla domanda dirò che ho sempre amato le storie, quel potere che hanno i libri di portarti via, spegnere tutto intorno a te e farti vivere esperienze che nella vita reale non potresti mai vivere. Amavo anche raccontarmi storie personali, fin da piccolissima; ero una bambina solitaria e giocavo a “fare finta” da sola, inventandomi scenari complessi, straordinarie avventure, oppure impersonando i protagonisti di cartoni animati, film, fumetti e libri. A quella che i miei chiamavano “una grande fantasia”, insieme ad uno spirito di osservazione molto acuto, si univa l’amore per la lettura, l’interesse per la parola scritta, lo studio dei meccanismi che trasformano una serie di parole in una sorta di visione, carica di immagini ed emozioni. Il momento in cui ho capito che potevo scrivere è arrivato quando, a venticinque anni appena compiuti, ho portato a termine la stesura del mio romanzo d’esordio, “Il Segno dei Ribelli”. Una lunga storia fantasy che nel 2001, quattro anni dopo, fu pubblicata con la Casa Editrice Nord, nella Fantacollana. In seguito le porte per me si chiusero: la Nord fu ceduta ad un grande gruppo editoriale che non aveva interesse a pubblicare il mio secondo romanzo, e la scrittura tornò ad essere quello che era stata in principio. Un mondo personale in cui vivere le mie storie. La decisione di tornare a pubblicare da indipendente è arrivata a luglio del 2014, per un impulso improvviso. Allora ho ripresentato “Il Segno dei Ribelli” nella sua versione integrale, antecedente ai tagli editoriali, e “Immateria”, che era rimasto inedito. Ora ho all’attivo tre romanzi e cinque lunghi racconti, che spaziano fra fantasy, fantascienza e horror. Scrivo per un bisogno profondo, ma sapere che qualcuno leggerà le mie storie aggiunge una motivazione fortissima. Considero la scrittura una forma d’arte condivisa, diversa da ogni altra. Mi spiego meglio con un esempio. Se scrivo: “La ragazza lo guidò in fretta su per due rampe di scale e attraverso sale deserte e semibuie, dal pavimento a mosaico,” che è una frase di Immateria, sto chiedendo al lettore di fare uno sforzo d’immaginazione, mi sto appoggiando ai suoi ricordi, alle sue esperienze. Le due rampe di scale e le sale in penombra saranno diverse per ogni persona che leggerà quella frase. E lo stesso vale per l’aspetto dei personaggi, per le loro emozioni, persino per le creature fantastiche che popolano i miei libri. Nel momento in cui qualcuno decide di leggerla, la storia diventa anche sua. E questa è una forma straordinaria di condivisione, che non accade nemmeno al cinema: troppo passivo, troppo definito.

Quali sono i tuoi libri/scrittori preferiti?

Il mio scrittore preferito è Stephen King, per un motivo particolare: alla fine della seconda media ebbi il permesso di leggere libri per adulti e il primo libro che scelsi fu “Shining”, (il titolo italiano allora era “Una splendida festa di morte”), perché avevo sentito mia madre fare un commento su una frase e ne ero rimasta incuriosita. Mi impaurii da morire, naturalmente, ma rimasi anche indissolubilmente affascinata dalla capacità di King precipitarti nella storia, nella mente dei personaggi, in modo così assoluto da farti dimenticare tutto il resto. E poi “Shining” parlava di capacità extrasensoriali, un argomento che trovo ancora oggi irresistibile. King non è solo, comunque. Mi piacciono i classici dell’horror, Poe, Lovecraft (che considero il più visionario della storia), molti autori di fantascienza (Bradbury, Dick, Brown per i racconti brevissimi, e Sturgeon, per citarne alcuni), ho amato “La Storia Infinita” di Ende, Dickens e le sorelle Brontë, Salgari, Verne e Mark Twain. È lui l’autore del mio libro preferito: “Uno yankee del Connecticut alla corte di Re Artù” praticamente l’unico libro che sia riuscito a farmi piangere e ridere a voce alta, più volte. Poi mi piace anche Carroll, per come scherza con le parole e per le illogicità, e l’umorismo di Jerome. In linea generale molti autori definiti “classici” e tanti mostri sacri della narrativa fantastica. Ma anche autori contemporanei e, di recente, anche molti indipendenti come me.

Qual è il momento della giornata che mette in moto il tuo processo creativo?

Le ispirazioni possono arrivare in qualsiasi momento. Se invece sto già scrivendo, la sera prima di addormentarmi è il momento in cui proseguo la storia, parola per parola, frase per frase, nella mente. Le risoluzioni più eclatanti avvengono comunque la mattina, appena sveglia, prima di buttarmi giù dal letto, magari col residuo di un sogno a rendere l’irrealtà un po’ più vicina. È in quei momenti che supero gli scogli ed ogni elemento trova la sua collocazione, spesso prendendomi un po’ alla sprovvista. Si tratta infatti di processi spontanei su cui ho pochissimo controllo. A volte ho persino l’impressione che siano i personaggi, col loro carattere e i loro stati d’animo momentanei, ad indirizzare la storia.

C’è una persona il cui parere è determinante per decidere se il libro è pronto per essere proposto al grande pubblico?

In realtà faccio tutto da sola, un po’ per scaramanzia, un po’ perché temo molto il giudizio dei miei. Sono emotiva e mi scoraggio facilmente. Autopubblicarmi fa sì che possa prendermi in toto la responsabilità di ciò che scrivo, perciò da quando pubblico da indipendente non permetto a nessuno di leggere le mie storie in anteprima. In pratica è possibile che un qualsiasi lettore le abbia lette prima dei miei parenti più prossimi. Il giudizio che aspetto di più, ed in genere anche il primo, resta comunque quello di mia madre, che ha letto una quantità sterminata di libri ed è quindi una lettrice molto competente.

Nei tuoi libri c’è una grande varietà di generi, ti trovi a tuo agio con ciascuno di essi o ne prediligi qualcuno?

Mi considero una sperimentatrice ed esploro tutte le branche della narrativa fantastica. Il genere che amo di più in assoluto, comunque, è la fantascienza, perché più di ogni altro apre la mente. Non solo, anzi, non in particolare quella “hard”, con forti connotazioni scientifiche, che è comunque un appagante esercizio intellettuale; piuttosto quella immaginifica, ad esempio le distopie complesse, che poi sono modi per mostrarci l’andamento sottinteso della società, o quella che ipotizza forme di vita molto diverse dalla nostra, diversi modi di concepire la realtà e la vita. Ma sto parlando da lettrice. La fantascienza mi mette prima di tutto soggezione e, quando la scrivo, mi sottopongo ad uno stress aggiuntivo. Tanta soddisfazione, ma anche tanta fatica per renderla coerente. Il fantasy offre più libertà, ma personalmente m’impongo di evitare i deus ex machina, gli orpelli e le incoerenze cui chi scrive fantasy può andare facilmente incontro. Anche perché il mio primo scopo, nelle storie fantasy, è renderle, per assurdo, credibili. Un po’ come avvenne nel cinema negli anni in cui ero bambina, quando gli effetti speciali cominciarono ad essere realistici. “Crederete che un uomo può volare” recitava la locandina un po’ sgrammaticata del primo “Superman”. Andai al cinema e quel che vidi sullo schermo mi condizionò al punto che per mesi, dopo, mi bastava stendere il braccio per cominciare a “volare” per casa. Ecco, quando scrivo fantasy la sensazione che intendo trasmettere ai lettori è quella. Immergersi nell’impossibile, e crederlo vero. L’horror, invece, più che il genere principale è una componente costante nelle mie storie. La paura mi affascina, la considero un’emozione istintiva, priva di sovrastrutture, profonda e molto potente. M’impaurisco facilmente, sono una di quelle persone che assolutamente non girano al buio per casa, perché finirebbero con l’immaginarvi di tutto, ma, poiché la paura è molto vicina al divertimento, mi piace esplorarla, aggiungerla alle storie, rendendole in questo modo più coinvolgenti.

Prima di iniziare un nuovo romanzo fai delle ricerche particolari per dare uno sfondo più realistico alla trama?

Sulle ricerche seguo una sola regola, molto severa: qualunque sia l’argomento che vado a toccare, presuppongo di avere per lettori persone molto esperte in quell’argomento. La cosa mi spinge a compiere ricerche approfondite anche per le storie brevi. Ad esempio di recente ho scritto un racconto, (approfitto per pubblicizzarlo un po’), che si svolge a Lucca, durante il Lucca Comics, ed ipotizza l’inizio di un’apocalisse zombie. Da toscana conosco bene la manifestazione e la città, ma ho comunque trascorso giornate intere a fare ricerche sulla sua topografia, sugli eventi previsti nel giorno in cui si svolge il racconto, (giorno in cui ero realmente presente a Lucca), sugli effetti della tempesta di vento che aveva colpito la città mesi prima. Sono arrivata persino a costruire una lampada ad olio con la buccia di una mezza arancia, come fanno i protagonisti del racconto prendendo l’idea, come me, da un video di YouTube, per vedere se funzionasse davvero e giudicarne l’autonomia.

Parlando in particolare di Immateria e del suo protagonista, qual è la caratteristica che ti piace di più di Leonardo?

Il suo spirito avventuroso, in primo luogo, ma anche e soprattutto l’autoironia che lo contraddistingue, quel sapersi di tanto in tanto staccare da se stesso, guardarsi da fuori e giudicare l’assurdità di vivere un’esperienza che lo porterà, suo malgrado, ad avere un ruolo fondamentale nella vita di Sostanza, il pianeta alieno su cui si svolge la storia. C’è un punto nel romanzo in cui le entità con cui è entrato in contatto quasi lo rimproverano perché sta “diventando tragico e troppo serio.” La sua reazione è cedere le armi una volta per tutte e abbandonarsi all’istinto e al recupero del pensiero magico infantile.

Cosa ti ha ispirato nel descrivere il pianeta intricato del libro?

Un paio di nozioni di biologia. Ricordo che lessi che esiste una razza di rospi che, vivendo in un ambiente particolarmente ostile, è diventata capace di sospendere le funzioni vitali fin quasi a morire, mentre attende il ritorno delle piogge. Una nozione che mi colpì quasi in contemporanea con un’altra: la durata allungata della vita degli orsetti russi (quei roditori minuscoli simili ai criceti), quando vivono in natura e cadono in letargo, rispetto a quelli che vivono nei nostri appartamenti, riscaldati tutto l’anno. Le due cose mi hanno portato ad ipotizzare un pianeta dove lo stesso popolo fosse diviso in due: da una parte “il Popolo Vigile”, che vive nella cattività di una vita più civile, ma accorciata nella durata e ammorbata da regole sociali molto rigide; e dall’altra i cosiddetti “Letargici”, più selvaggi, ma anche più saggi, che assecondano il clima ostile di Sostanza cadendo in letargo per lunghi periodi, e quadruplicando in questo modo la durata della loro vita. I due popoli dipendono l’uno dall’altro per motivi diversi; un equilibrio crudele che da tempi immemorabili trascina una guerra fratricida all’apparenza impossibile da fermare.

Hai qualche libro nel cassetto che ci puoi svelare in anteprima?

Ho una cartella sul pc in cui al momento sono presenti nove progetti futuri, sette racconti e tre romanzi. Qualche racconto è già in parte scritto, i romanzi sono ancora a sobbollire. Non mi sbilancio troppo, perché scrivo a seconda dell’ispirazione del momento e non so mai quale storia porterò in fondo per prima. Ho un paio di racconti che mi piacerebbe terminare a breve, comunque. Uno ha per protagonista un bambino di otto anni che si trova a girellare per un grande albergo da solo, a causa dell’influenza che costringe a letto sua madre. Una situazione che ho vissuto realmente. Io immaginai di essere un agente segreto e vidi misteri ovunque, specie negli altri ospiti presenti. Lui naturalmente farà lo stesso. Il secondo racconto è il diario di una colona, che tenta di ambientarsi su un pianeta alieno. Di farsi coraggio e non cedere alle sottili armi usate dagli indigeni, innocui solo all’apparenza.

Un consiglio per chi vuole diventare una scrittrice esordiente come te

Anche se non sono propriamente un’esordiente, (ho cominciato a scrivere esattamente vent’anni fa), consiglio di non farsi impaurire dalla pagina vuota, perché so per esperienza che, se una storia è degna di essere raccontata, troverà il modo di esistere. E, per chi pubblica da indipendente ed ha su di sé anche la responsabilità dell’editing e della correzione di bozze, di rileggere il lavoro finito almeno tre volte, su supporti diversi, (carta, schermo, ereader), per individuare i refusi e gli eventuali errori di sintassi. È una forma di rispetto verso i lettori, che comprano i nostri romanzi e racconti. Scrivere e leggere molto, il più possibile, è il consiglio finale. Per arrivare a quel momento in cui, come è successo a me, le frasi scendono scorrevoli già in partenza e ci si può abbandonare al gusto d’immergersi totalmente nella storia, di viverla appieno via via che prende forma e finisce, magari, col percorrere strade inaspettate.

Da leggere

Immateria
Genere: Fantascienza
Pagine: 305
In offerta su Amazon dal 5 al 9 Febbraio 2016

Il Segno dei Ribelli
Genere: Fantasy
Pagine: 703
In offerta su Amazon dal 24 al 28 Gennaio 2016

Lucca Ognissanti & Zombie
Genere: Horror
Pagine: 89

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Un pensiero riguardo “Nuove Scoperte – Gennaio 2016

  1. Grazie davvero per la bella intervista, che spero sia interessante! Mi accorgo ora che ho parlato di nove progetti, ma poi ho nominato tre romanzi e sette racconti, per un totale di dieci. Ho aggiunto una nuova idea proprio mentre rispondevo alle domande!
    Rossella

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