Real Mars – [Alessandro Vietti]

Real Mars

Trama: Ovunque è un paesaggio da dopobomba in un’immobilità che sa di preistoria.
Cartacce in balìa del vento.
Rumori di semafori che cambiano colore.
Brusio di insegne di centri commerciali.
Respiri di cani randagi sui marciapiedi umidi.
Per avere conferma che in questo mondo l’uomo ancora sopravvive, bisogna cercare i teleschermi accesi.
Le centinaia di milioni di persone che li guardano immobili sono uno sterminato esercito di terracotta incapace di reagire.
“Perché dovremmo spendere tutti questi soldi per andare su Marte, quando siamo così nella merda qui sulla Terra? Per molto tempo questa fu la domanda – anche un po’ irritante – che i giornalisti mi rivolgevano in continuazione alle conferenze stampa. E tutto il mio bla bla bla sulla scienza, la cultura, l’impresa, la Storia, la speranza convinceva pochi. Poi, quando tutto sembrava perduto, sopraggiunse un’altra risposta, che non diedi io, ma che d’incanto per la prima volta convinse tutti.
Non era per piantare una stupida bandiera. Né per cercare la vita extraterrestre. Né per vedere se un cielo può essere davvero rosa. E nemmeno per fotografare l’impronta della suola di uno scarpone sulla sabbia rossa. O meglio, a me piace pensare che furono tutte queste e molte altre cose insieme. Ma il motivo per cui spendemmo tutti quei soldi per andare su Marte fu uno solo: emozionarci.
E alla fine ci emozionammo. Troppo.”
da Mars Show di Jeremiah Kunitsch
“Cosa stai aspettando? Sali anche tu sulla Europe 1 insieme a Konstantin, Ettore, Ulrike e Therèse e lasciati trasportare nelle remote profondità dello spazio! Spingiti anche tu là dove nessuno è mai giunto prima! Perché a bordo puoi esserci anche tu, a vivere con loro la più grande avventura della storia dell’umanità. Non perdere l’occasione di una vita. Abbonati a Real Mars!”
da un promo di Real Mars

La mia recensione
Immaginate di poter seguire sul vostro televisore una missione spaziale verso Marte. Grazie alla pubblicità, agli sponsor e ai vari gadget, i fondi per compiere questa impresa sono stati finalmente raccolti e ora potete godervi questa avventura a ogni ora del giorno e della notte.

Per gli astronauti non è di certo una passeggiata, perché oltre allo stress di dover affrontare un viaggio verso l’ignoto, ora devono gestire anche collegamenti con la Terra con i vari talk show. Considerando i drammi che succedono in un normale reality, non possiamo che incrociare le dita e sperare che stavolta tutto vada per il meglio. La tensione però è costante, perché il minimo imprevisto viene analizzato non solo dagli esperti, ma anche dalla gente comune, che ha sempre qualcosa da ridire sul comportamento degli astronauti.

Mi è piaciuto come il comportamento dei quattro sia realistico, con attacchi di panico e momenti di rabbia. Ognuno di loro è protagonista del libro e al tempo stesso è rimane sullo sfondo. Il viaggio e le emozioni che suscita nella gente è la parte fondamentale nella trama, andando a conquistare ogni singola pagina. Le azioni degli astronauti sono infatti analizzare a fondo, giudicate e messe sempre sotto osservazione. Con il passare dei capitoli, il fatto che siano diretti verso Marte passa in secondo piano, mentre ci si concentra sempre di più sulla vita di tutti i giorni a bordo della navetta.

Da un lato mi sarei aspettata che gli astronauti siano in grado di gestire la pressione in ogni momento, visto il duro addestramento a cui sono sottoposti prima di partire. Invece scopriamo un lato umano, che forse si manifesta nel momento peggiore possibile, che mette a rischio l’intera missione. In un ambiente così piccolo come un razzo diretto verso Marte, dove il minimo errore rischia mettere in pericolo tutta la missione, farsi trascinare dalle emozioni può infatti risultare mortale.

Consigliato a: chi vorrebbe sapere tutto di una missione spaziale.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Fantascienza
Titolo: Real Mars
Curatore: Alessandro Vietti
Lunghezza: 286 pagine
Editore: Zona 42

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Una serie di sfortunati eventi: L’atroce accademia – [Lemony Snicket]

L'atroce accademia

Trama: Violet, Klaus e Sunny Baudelaire sono ragazzi intelligenti e pieni di risorse, e probabilmente vi aspettate che vadano molto bene a scuola. Sbagliato. Per i Baudelaire la scuola si rivela essere un altro sfortunato evento nelle loro vite già abbastanza infelici. Non posso tacerlo, nei capitoli di questa storia spaventosa i bambini affronteranno fastidiosi granchi, severe punizioni, un fungo sgocciolante, esami finali, il programma d’allenamento crampo, e il sistema metrico decimale. E’ mio preciso dovere stare sveglio tutta la notte a indagare e a scrivere la storia di questi tre sventurati giovani, ma per voi sarà forse più gradevole trascorrere una buona notte di sonno. In tal caso vi conviene scegliere un altro genere di libro.

La mia recensione
I fratelli Baudelaire stavolta devono affrontare una scuola fuori dal comune, un po’ come tutte le vicissitudini che capitano a loro. Forse però hanno trovato dei validi alleati in grado di aiutarli nei momenti più difficili.

I due fratelli maggiori adorano studiare, ma forse nell’accademia a cui sono stati inviati non troveranno esattamente quello che cercano. In primis gli insegnanti non sono interessati a trasmettere nuove conoscenze, ma preferiscono richiedere agli studenti d’imparare delle inutili nozioni a memoria. Il preside della scuola poi è egocentrico e interessato solo a sé stesso, senza curarsi del benessere dei suoi studenti. E come se non bastasse, il conte Olaf può intrufolarsi di nuovo nelle loro vite imbrogliando di nuovo gli adulti.

Violet e Klaus sono quelli che soffrono di più la situazione in cui si trovano. Sunny infatti è una bambina, che può godere dall’affetto incondizionato due fratelli maggiori. Violet in particolare si sente obbligata a sostenere e a proteggere gli altri, vista anche la promessa fatta ai genitori. Nel collegio in cui si trovano però per la prima volta sente incombere su di loro il pericolo senza che possa fare niente per evitarlo.

Per questo l’arrivo dei fratelli Pantano è davvero propizio, in quanto permette ai Baudelaire di trovare qualcuno con cui confidarsi. I loro nuovi amici hanno infatti un’età simile alla loro e sono disposti a credere alle loro parole, senza ignorarle come succede di solito. Sarebbe bello scoprire qualcosa su di loro nei prossimi libri, perché l’amicizia tra questi orfani potrebbe portare a risultati incredibili visto le doti di ogni ragazzo.

Il conte Olaf compare come al solito per disfare qualsiasi sembianza di normalità nella vita dei nostri piccoli protagonisti. Considerando però che la scuola a cui sono stati mandati non è certo il luogo migliore in cui siano finiti i Baudelaire, il suo intervento serve almeno a garantire che il loro soggiorno qui sarà di breve durata.

Consigliato a: chi pensa che la scuola sia l’ambiente ideale per sviluppare le giovani menti.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Avventura
Titolo: L’atroce accademia
Autore: Lemony Snicket
Serie: Una serie di sfortunati eventi [5]
Lunghezza: 186 pagine
Editore: Salani

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I superstiti di Ridian – [Marta Duò]

I superstiti di Ridian

Trama: XXV secolo: la Terra è ormai un deserto di sabbia e ghiaccio e le nuove generazioni crescono su Ridian, pianeta prossimo al centro della Galassia. La guerra contro gli antichi abitanti lo ha reso un territorio ostile, in cui le colonie terrestri non sono più al sicuro. Sotto la cupola di Red City vivono Nerissa, studentessa destinata al ritorno sulla Terra, e Handel, professoressa che le impartisce lezioni clandestine di letteratura. Una missione inattesa le trascinerà nel terribile conflitto che ha devastato i due mondi. Al centro di uno scontro di civiltà, Nerissa dovrà scegliere tra le rassicuranti menzogne della sua vecchia vita e le atroci verità che le rivelerà Daar, giovane combattente determinato a porre fine all’epoca della colonizzazione umana.

La mia recensione
Un pianeta lontano e remoto è l’ambiente ideale in cui trovare due protagonisti così diversi tra loro e cercare di dare un senso alla loro vita. Entrambi dovranno rivalutare le loro idee, quando vedranno stravolti i loro principi morali.

Non aspettatevi però una storia in cui l’amore trionfa sulle diversità. I toni sono molto cupi fin dalle prime pagine e l’ambiente ostile che circonda i personaggi rende tutto molto difficile.

Nerissa, la studentessa umana che conosciamo nelle prime pagine, è molto ingenua e senza un carattere forte, necessario per poter emergere nella nuova società. Pensa di essere una piccola ribelle, perché ogni tanto non segue gli schemi imposti dall’alto ma tenta di pensare con la sua testa. Peccato che non sappia nulla della società che la circonda, non avendo mai messo in dubbio quanto le viene insegnato a scuola. La sua fiducia incrollabile nelle persone che ritiene sue confidenti non le permette di capire che forse il sentimento non è ricambiato.

Di tutt’altra pasta è Handel, professoressa che si atteggia a grande amica degli studenti. Questo personaggio mi è piaciuto ancora meno di Nerissa. Nonostante si atteggi da prima donna e metta i piedi in testa a tutti, nessuno la contraddice o le rinfaccia il suo comportamento. Le sue azioni sono ambigue, cosa che ci porta a dubitare delle sue reali intenzioni fin da subito. Ma senza la sua comparsa, la storia non avrebbe avuto lo sviluppo necessario per permettere a Nerissa di far la conoscenza di Daar.

Il ragazzo assomiglia al pianeta che lo circonda. Ostile e pronto a combattere con le unghie e con i denti ogni singola intromissione nella sua vita. E’ orgoglioso delle sue azioni ed è pronto a sacrificare la vita per la causa, ma forse non ha compreso a fondo per chi sta combattendo e a cosa sta rinunciando.

Mi sarebbe piaciuto leggere qualche scorcio aggiuntivo del territorio di Ridian. Il pianeta sembra morto e devastato, ma forse un occhio attento e nativo potrebbe scoprire un indizio per ritrovare la vita.

Consigliato a: chi vuole leggere un punto di vista diverso sulla conquista aliena.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Fantascienza
Titolo: I superstiti di Ridian
Curatore: Marta Duò
Lunghezza: 200 pagine
Editore: Plesio Editore

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Il sangue nero dei Romanov – [Dora Levy Mossanen]

Il sangue nero dei Romanov

Trama: Darja ha 104 anni ed e ancora una donna bellissima e dal fascino misterioso. Vive in un antico e fatiscente palazzo e intorno a lei svolazza sempre un nugolo di farfalle. Nessuno sa con certezza chi sia in realtà: l’unico indizio relativo al suo passato è un preziosissimo ciondolo, un uovo Fabergé tempestato di diamanti e pietre preziose da cui non si separa mai. Ha dei poteri soprannaturali e racconta di essere stata la tutrice del piccolo Aleksej, l’erede al trono dei Romanov. È passato quasi un secolo da quando la Rivoluzione ha annegato nel sangue il fasto e la ricchezza degli zar: i membri della famiglia reale sono stati uccisi, il loro nome dannato, i simboli del potere distrutti, eppure pare che Aleksej sia scampato all’eccidio… Darja non lo ha mai dimenticato e quando riceve una convocazione urgente da parte dell’Associazione della nobiltà russa le sue speranze riprendono corpo…

La mia recensione
Le leggende sui Romanov hanno sempre il loro fascino, anche se la trama di questo libro è un po’ troppo ingarbugliata. Però immaginare l’atmosfera dell’epoca riesce a regalarci uno scorcio dello stile di vita ultra lussuoso dello Zar e della sua corte.

Darja è la protagonista del libro e ci accompagna in un viaggio tra passato e presente. La sua presenza alla corte degli zar è fondamentale per permetterci di scoprire i dietro scena della famiglia reale. La sua nascita è avvolta nella leggenda, un po’ come tutta la sua vita. Sembra possedere dei poteri magici, in grado di risolvere molte situazioni in apparenza disperate. Il suo rapporto con il piccolo Aleksej è quasi materno, con un legame che si forma prima ancora che lui nasca.

Per questo, una volta caduto lo zar, la protagonista non si arrende nella ricerca di eventuali sopravvissuti. Nella realtà sappiamo che tutta la famiglia dei Romanov non è sopravvissuta, ma nel libro ci piace immaginare un finale alternativo, dove la speranza non è mai sopita. L’ideale di Darja sulla monarchia non si lascia influenzare da niente e da nessuno. Lei ha vissuto una vita privilegiata, a diretto contatto con il lusso, e anche quando attraversa tempi bui non vede l’ora che gli zar siano ripristinati al potere.

Mi è piaciuto il suo non arrendersi mai, ma a volte la trama del libro risulta fin troppo complicata. Tra i rivoluzionari, i falsi pretendenti al trono e nani come servitori non si capisce bene dove voglia portarci l’autrice. Si nota molta nostalgia da parte di Darja per i vecchi tempi, al punto da influenzare ogni sua mossa. Con questo legame troppo forte con il passato, il suo futuro sembra ormai allontanarsi sempre più.

Consigliato a: chi non si arrende mai per inseguire il proprio passato.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Storico
Titolo: Il sangue nero dei Romanov
Autore: Dora Levy Mossanen
Lunghezza: 351 pagine
Edizione: Cartaceo
Ebook
Editore: Newton Compton

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L’incubo di Hill House – [Shirley Jackson]

L'incubo di Hill House

Trama: Chiunque abbia visto qualche film del terrore con al centro una costruzione abitata da sinistre presenze si sarà trovato a chiedersi almeno una volta perché le vittime di turno (giovani coppie, gruppi di studenti, scrittori alla vana ricerca di ispirazione) non optino, prima che sia troppo tardi, per la soluzione più semplice – e cioè non escano dalla stessa porta dalla quale sono entrati, allontanandosi senza voltarsi indietro. Bene, a tale domanda, meno oziosa di quanto potrebbe parere, questo romanzo di Shirley Jackson – il suo più noto – fornisce una risposta, forse la prima. Non è infatti la fragile, sola, indifesa Eleanor Vance a scegliere la Casa, dilatando l’esperimento paranormale in cui l’ha coinvolta l’inquietante professor Montague molto oltre i suoi presunti limiti. È piuttosto la Casa – con la sua torre buia, le porte che sembrano aprirsi da sole, le improvvise folate di gelo – a scegliere, per sempre, Eleanor Vance. E a imprigionare insieme a lei il lettore, che tenterà invano di fuggire da una costruzione romanzesca senza crepe, in cui – come ha scritto il più celebre discepolo della Jackson, Stephen King – «ogni svolta porta dritta in un vicolo buio».

La mia recensione
Una casa stregata può influenzare le menti dei suoi abitanti oppure è solo l’immaginazione umana che fa percepire i fantasmi? In questa storia da brividi troviamo tutti gli ingredienti giusti per scoprirlo.

Se vi arrivasse un invito per un soggiorno studio in una casa per analizzare dei fenomeni paranormali, il mio consiglio è quello di evitare di accettarlo. Purtroppo Eleanor decide di ribellarsi alla sua famiglia e di scappare attirata dal professor Montague, come se potesse così risolvere tutti i suoi problemi. La famiglia di Eleanor non invoglia di certo un dialogo aperto, visto che la sorella la tratta come una bambina e la madre invece la sfruttava come una badante. Al minimo spiraglio di libertà decide di imbarcarsi in una situazione più grande di lei, che non riesce a gestire.

La casa che si ritrova di fronte è inquietante già dalla facciata. E’ stata progettata con un macabro stile, che non rispetta nessuna delle normali convenzioni, dalla posizione delle porte alla dimensione delle stanze. Diventa molto semplice così lasciarsi trasportare dall’immaginazione, attribuendo un significato sovrannaturale a ogni elemento fuori dall’ordinario che si incontra.

Di spettri veri e propri, che il professor Montague si aspetta di trovare, non c’è traccia nel libro. Ci sono però alcune scene che ci coinvolgono a tal punto da farci dubitare di cosa sia reale e cosa invece non lo sia. Gli altri personaggi della vicenda non migliorano certo il clima, perché sono troppo incentrati sui loro problemi o abitudinari per fare caso a come Eleanor sia influenzata dagli eventi.

Tra le scene più adrenaliniche del libro inserisco sicuramente tutte quelle svolte nel giardino della casa. Dentro infatti le stanze contribuisco all’atmosfera cupa e in certo senso siamo pronti a tutto quello che potrebbe succedere. All’esterno invece non ci aspetteremmo problemi di alcuna sorta, ma invece scopriamo che anche un ruscello può nascondere qualcosa di oscuro.

Consigliato a: chi non teme le stanze buie.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Horror
Titolo: L’incubo di Hill House
Autore: Shirley Jackson
Lunghezza: 233 pagine
Edizione: Ebook
Copertina flessibile
Editore: Adelphi

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La funesta finestra – [Lemony Snicket]

La funesta finestra

Trama: Cari lettori,
gli orfani Baudelaire sono graziosi e intelligenti, ma la loro vita, mi spiace dirlo, è piena di sfortuna. Se non sopportate storie contenenti uragani, vestiti che pungono, zuppe di cetriolo fredde, individui repellenti, allora questi libri vi getteranno nel più totale sconforto. È mio triste dovere stare sveglio di notte a indagare su questi tre sventurati giovani, ma se voi preferite dormire sonno tranquilli, vi conviene scegliere un altro genere di libro.
Con il dovuto rispetto,
Lemony Snicket
IN QUESTO TERZO ORRIBILE EPISODIO fin dall’inizio capiamo come andrà a finire. Immaginate di abitare presso una vecchia zia fissata con la grammatica che vi propina cene disgustose e vive in una casa diroccata a picco su un lago infestato da mignatte feroci… Bello vero?

La mia recensione
Ecco di nuovo i tre orfani più sfortunati alle prese con un ennesimo schema del conte Olaf. Saranno pronti ad affrontare una nuova sfida così ravvicinata alla loro recente perdita?

Come in tutti gli altri libri, anche stavolta dovranno conoscere un nuovo parente che dovrebbe prendersi cura di loro. Per ironia della sorte finiscono una casa di una zia che è terrorizzata da tutto, ma abita in una casa in cui un incidente può avvenire facilmente. E quando il conte Olaf fa la sua comparsa, non possiamo aspettarci nessuna collaborazione da parte di questa zia.

I tre Baudelaire riescono ad affrontare stoicamente tutte le vicissitudini che li colpiscono, ma si sente un po’ di tristezza per il loro futuro. Essere continuamente affidati a persone diverse, che non si rivelano in grado di aiutarli, sta minando la loro fiducia negli adulti. Sunny è troppo piccola per lasciarsi influenzare dagli eventi, ma i due fratelli maggiori sono a volte esasperati.

Il signor Poe come al solito si rivela pressoché inutile, visto che non riesce mai a intervenire al momento giusto. Come tutore è stata la scelta peggiore che i genitori dei protagonisti potessero fare. Noi possiamo solo conoscerli attraverso il ricordo dei tre ragazzi, ma sembravano in gamba e pronti a tutto per i loro figli. Forse se avessero avuto più presenza di spirito nel nominare il loro tutore molte delle sfortune dei Baudelaire sarebbero state evitate.

Il conte Olaf non demorde nella sua ricerca costante di strattagemmi per ottenere il patrimonio degli orfani. Visto l’impegno che ci sta mettendo, la cifra deve essere veramente consistente, altrimenti non sarebbe giustificabile. Il sentore che ci sia qualcosa dietro di più profondo si fa ormai strada, perché non possono essere solo i soldi a spingere un uomo a inseguire tre orfani per tutto il paese.

Consigliato a: chi non ha paura di nuotare.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Avventura
Titolo: La funesta finestra
Autore: Lemony Snicket
Serie: Una serie di sfortunati eventi [3]
Lunghezza: 112 pagine
Edizione: Ebook
Copertina flessibile
Editore: Salani

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Il ristorante dell’amore ritrovato – [Ito Ogawa]

Il ristorante dell'amore ritrovato

Trama: Ringo, una ragazza che lavora nelle cucine di un ristorante turco di Tokyo, rientra una sera a casa con l’intenzione di preparare una cena succulenta per il suo fidanzato col quale convive da un po’. Con suo sommo sgomento, però, scopre che l’appartamento è completamente vuoto. Niente televisore, lavatrice, frigorifero, mobili, tende, niente di niente. Spariti persino gli utensili in cucina, il mortaio di epoca Meiji ereditato dalla nonna materna, la casseruola Le Creuset acquistata con la paga del suo primo impiego, il coltello italiano ricevuto in occasione del suo ventesimo compleanno. E, soprattutto, sparito il fidanzato indiano, maître nel ristorante accanto al suo, un ragazzo con la pelle profumata di spezie.
Lo choc di Ringo è tale che resta impietrita al centro della casa desolatamente vuota, la voce che non le esce più dalla bocca. Decide allora di ritornare al villaggio natio, dove non mette più piede da quando, quindicenne, è scappata di casa in un giorno di primavera.
Là, appartata nella quiete dei monti, matura il suo dolore. Una mattina, però, osservando il granaio della casa materna, Ringo ha un’idea singolare per tornare pienamente alla vita: aprire un ristorante per non più di una coppia al giorno, con un menu ad hoc, ritagliato sulla fisionomia e i possibili desideri dei clienti.
Con l’aiuto del valente Kuma-san, l’ex factotum della scuola elementare del villaggio, il cui cuore è stato infranto dalla bella Shiñorita, un’argentina scappata in città, Ringo risistema il granaio. Pareti tinteggiate d’arancio, posate di epoca vittoriana e di epoca Taish e, nel giro di qualche mese, il Lumachino, così la ragazza battezza il ristorante, apre i battenti.
La prima cliente è la Concubina, la triste amante di un influente politico locale, passato a miglior vita diversi anni prima. Sulla tavola, in un tripudio di colori, odori e bontà senza pari, si alternano piatti gustosissimi che attingono alle cucine più famose: giapponese, italiana, cinese e francese su tutte. L’indomani, la Concubina, agghindata di solito a lutto con una lunga veste nera, passeggia con un cappotto rosso fuoco e un magnifico colbacco di pelliccia, e il suo atteggiamento schivo ha lasciato spazio a una marcata allegria. La medesima cosa accade a tutti i clienti del Lumachino: una ragazza riesce a fare innamorare di sé l’ex compagno di classe che l’aveva sempre ignorata, una coppia gay in fuga d’amore tra i monti trasforma il soggiorno in una luna di miele, un uomo burbero e scorbutico diventa un gentiluomo e così via. In breve, la notizia della magia del Lumachino si diffonde in tutto il circondario, e il successo è così garantito, poiché tutti vogliono sedersi alla tavola del ristorante dell’amore ritrovato.

La mia recensione
Il libro che dovrebbe promuovere l’amore del cibo e della cucina che risveglia i cuori, si rivela invece un susseguirsi di ricette ed eventi casuali che la protagonista affronta senza la minima consapevolezza. Nelle prime pagine il libro non è male, ma alla fine si rivela un mezzo disastro.

Partiamo dal ristorante vero e propri, che viene ricavato da un vecchio capanno abbandonato. La protagonista riesce ad arredarlo senza troppi sforzi, rendendolo rustico ma confortevole. Peccato che per la cucina, che dovrebbe occupare un ruolo fondamentale al centro della storia, vengono spese solo poche parole. La preparazione degli ingredienti segue delle tradizioni che non sono propriamente nostre e alcuni dettagli mi hanno fatto un po’ storcere il naso. Far macerare le verdure per esempio, al posto che usarle fresche, non è proprio il massimo del sapore a cui siamo abituati.

La protagonista non parla per buona parte del romanzo, il perché lo scoprirete solo leggendo, ma riesce in qualche modo a esprimersi lo stesso. Il suo silenzio rende alcuni tratti in po’ monotoni, perché quando ci dovrebbe essere un confronto c’è invece un atteggiamento molto passivo. Per quanto la vita della protagonista sia abbastanza movimentata, lei scegli di lasciarsi scorrere addosso gli eventi, senza intervenire per prendere le redini del suo futuro.

Il finale è abbastanza forte e sconclusionato, come se appartenesse a una storia diversa rispetto a quanto abbiamo letto fino a questo momento. Non permette di approfondire meglio cosa passa per la testa alla nostra protagonista, che affronta una rivelazione dietro l’altra senza scomporsi. Sembra addirittura che non abbia imparato nulla dalle vicissitudini che le sono capitate, ma continuerà la sua vita come ha sempre fatto.

Consigliato a: per chi apprezza la cucina esotica.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Narrativa
Titolo: Il ristorante dell’amore ritrovato
Autore: Ito Ogawa
Lunghezza: 191 pagine
Edizione: Cartaceo
Editore: Neri Pozza

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Un piccolo favore – [Darcey Bell]

Un piccolo favore

Trama: Tutto ha inizio con un piccolo favore tra madri. «Puoi passare tu a prendere Nicky?» chiede Emily alla sua migliore amica, Stephanie. E Stephanie, mamma di Miles, è felice di dare una mano, guidata dall’urgenza di essere utile, di sentirsi in qualche modo importante per gli altri. Quel giorno però Emily non torna a prendere suo figlio, e non risponderà alle telefonate, né ai messaggi. Stephanie, preoccupata, smarrita, si avvicina al marito della sua amica, Sean, gli sta accanto e si prende cura di lui e del bambino. E col passare dei giorni si innamora. Poi la notizia. Un corpo è stato ritrovato nelle acque del lago, e la polizia conferma: si tratta di Emily. Suicidio, il caso è chiuso. Ma è davvero così? Presto, Stephanie si renderà conto che niente è come sembra, e dietro l’amicizia, l’amore, o anche la semplicità di un piccolo favore, si nascondono invece una mente subdola e un disegno perverso e diabolico.Un piccolo favore è un thriller psicologico ad alto tasso adrenalinico, ricco di imprevisti e colpi di scena, denso di segreti e rivelazioni, che scivola tra amore e lealtà, morte e vendetta. Qui Darcey Bell ci presenta due figure femminili opposte, eppure per certi versi affini, di cui il lettore capirà presto di non potersi fidare.

La mia recensione
Attenzione a essere una madre premurosa e attenta anche verso i figli degli altri. Come scoprirà la protagonista di questa storia ingarbugliata, spesso confidare i propri segreti a delle presunte amiche non è la strada migliore per trovare supporto e compassione.

Stephanie, la protagonista e narratrice di buona parte del libro, è una donna dalle mille facce. Madre amorevole e premurosa, vedova che rimpiange il marito, ci svela pagina dopo pagina un risvolto inaspettato della sua personalità. Il vero personaggio capolavoro è però Emily. La scopriamo tramite le parole dell’amica e del marito e le due persone descritte non sembrano combaciare più di tanto.

L’intero libro infatti è incentrato su quanto l’immagine degli altri rispecchi veramente la persona che abbiamo di fronte. La narrazione è divisa in capitoli incentrati sul blog scritto da Stephanie, in cui gli eventi riportati sono abbelliti per un pubblico d’internet, e parti invece narrate direttamente dai personaggi coinvolti nella storia. La vera ciliegina della storia sono però i flashback che ci svelano i retroscena per gli avvenimenti più importanti accaduti nel passato.

L’intera storia si svolge nell’arco di alcuni mesi, ma quasi non si avverte il tempo che scorre. Stephanie è un’abile narratrice, che riesce a trasmettere la sua storia suscitando le simpatie di un pubblico diverso ogni volta. Peccato che il suo unico difetto sia la voglia di avere qualcuno con cui confidarsi e questo passo falso le costerà caro. Affidare tutti i propri segreti a una sola persona, che si conosce a mala pena, non è veramente la scelta più saggia, soprattutto quando si ha davvero tanto da nascondere come nel caso di Stephanie.

Nonostante i primi capitoli siano i più lenti, sono l’ideale per introdurre l’adrenalina che si scatenerà con i continui colpi di scena. Il finale, che giunge inaspettato ma non troppo, è in linea con il resto della storia.

Consigliato a: chi si fida ciecamente dei propri vicini.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Thriller
Titolo: Un piccolo favore
Autore: Darcey Bell
Lunghezza: 350 pagine
Edizione: Ebook
Cartaceo
Editore: Rizzoli

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The Winner’s Curse: La maledizione – [Marie Rutkoski]

The Winner's Curse: La maledizione

Trama: In quanto figlia di un potente generale di un vasto impero che riduce i schiavitù i popoli conquistati, la diciassettenne Kestrel ha sempre goduto di una vita privilegiata. Ma adesso si trova davanti a una scelta difficile: arruolarsi nell’esercito oppure sposarsi. La ragazza, però, ha ben altre intenzioni… Nel giovane Arin, uno schiavo in vendita all’asta, Kestrel ha trovato uno spirito gentile e a lei affine. Gli occhi di lui, che sembrano sfidare tutto e tutti, l’hanno spinta a seguire il proprio istinto e comprarlo senza pensare alle possibili conseguenze. E così, inaspettatamente, Kestrel si ritrova a dover nascondere l’amore che inizia a sentire per Arin, un sentimento che si intensifica giorno dopo giorno. Ma la ragazza non sa che anche il giovane schiavo nasconde un segreto e che per stare insieme i due amanti dovranno accettare di tradire la loro gente o altrimenti tradire sé stessi per rimanere fedeli al proprio popolo. Kestrel imparerà velocemente che il prezzo da pagare per l’uomo che ama è molto più alto di quello che avrebbe mai potuto immaginare…

La mia recensione
Possono due popoli completamente diversi riuscire a trovare una congiunzione tra due ragazzi? Se di mezzo c’è una guerra sanguinosa e una repressione in corso, purtroppo sembra che non ci sia spazio per il lieto fine.

La protagonista mi è sembrata più una ragazzina viziata che una stratega come viene spesso indicata. Kestrel infatti appartiene a una famiglia ricca, che le permette di fare praticamente ciò che vuole senza troppe difficoltà. Se avesse davvero un’abilità nell’orchestrare strattagemmi diversi, riuscirebbe a soddisfare i suoi desideri senza dover ricorrere all’influenza di suo padre.

L’incontro con Arin mette e nudo queste mancanze nella protagonista. Il ragazzo è uno schiavo, ma riesce a imporre i suoi voleri senza mai destare troppa preoccupazione nei suoi nuovi padroni. All’inizio non sappiamo molto di lui, ma da alcuni suoi pensieri ribelli capiamo che il suo passato è più importante di quello che vorrebbe farci credere.

L’intero impianto della vicenda si basa su avvenimenti del passato, che influenzano il presente dei vari personaggi della storia. Capiamo che c’è stata una guerra tra due popoli, che i focolai di rivolta da parte degli oppressi non sono del tutto sedati. La società valoriana a cui appartiene Kestrel valorizza molto i guerrieri, motivo per cui non si sta ricercando un accordo per la pace.

I confini di questo impero non sembrano essere del tutto sicuri, vista la rapida espansione che hanno affrontato. Si vedono ancora i segni dei popoli conquistati nelle città in cui si sono insediati i Valoriani, trasmettendo una sensazione di precarietà. Il governo centrale, che inizia a fare la sua comparsa nella seconda metà del romanzo, sembra essere abbastanza distante per interessarsi alle vicende della periferia dell’impero. Eppure i colpi di scena legati alla politica, piuttosto improvvisi e in grado di stravolgere un po’ troppo la trama, non mancano.

Sulle scelte stilistiche avrei preferito meno introspezione sulla protagonista, che non è un personaggio che sono riuscita ad apprezzare.

Consigliato a: chi crede che l’amore possa accettare dei compromessi.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Fantasy
Titolo: The Winner’s Curse: La maledizione
Autore: Marie Rutkoski
Autore: The Winner’s Curse [1]
Lunghezza: 384 pagine
Edizione: Ebook
Copertina rigida
Editore: Leggereditore

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Quando il diavolo mi ha preso per mano – [April Genevieve Tucholke]

Quando il diavolo mi ha preso per mano

Trama: Nel paesino di mare dove abita Violet White non succede mai niente… fino a quando River West non affitta la casetta dietro la sua e incominciano ad accadere cose inquietanti. River è soltanto un bugiardo dal sorriso irresistibile e un passato misterioso? O dietro i suoi occhi ipnotici si nasconde qualcos’altro? La nonna di Violet l’aveva sempre messa in guardia dai giochi che sa fare il diavolo, ma lei non aveva mai pensato che potesse nascondersi dietro un ragazzo dai capelli scuri che si appisola in giardino, adora il caffè e ti fa tremare di passione.

La mia recensione
Una ragazza che vive isolata con il fratello gemello si sente ovviamente attratta dal primo sconosciuto che incontra, diverso da tutti gli altri ragazzi che abbia mai conosciuto. Anche se le premesse sembrano scontate, il libro presenta alcuni dettagli che almeno lo rendono interessante.

Violet non è purtroppo tra questi spunti creativi. E’ una ragazza che tenta di fare la diversa rispetta agli altri, vestendosi con gli abiti della nonna morta e cercando d’ignorare l’assenza dei genitori. Ovviamente la sua è una facciata costruita per cercare di soffrire meno, perché in realtà è molto sola e vorrebbe solo avere qualcuno su cui fare affidamento. Per questo l’arrivo di River è accolto come un evento straordinario, in grado di cambiarle la vita.

Nonostante River si dimostri fin da subito una persona inaffidabile, che racconta bugie e che non ha remore a far del male alla gente. Si capisce che ha un segreto da nascondere, che non cerca neanche tanto di mascherare e questo lo rende ancora più fastidioso. Non è uno dei personaggi che ho apprezzato nella vicenda, ma almeno grazie a lui viene introdotto il tema del sovrannaturale.

E’ l’unico aspetto della trama che suscita un po’ d’interesse, aggiungendo qualche dettaglio in un mondo altrimenti assolutamente normale. L’approccio seguito dall’autrice è di grande impatto: senza tanti preamboli ci svela in parte il suo intento. Non c’è tanta teoria dietro agli aspetti sovrannaturali, ma ci lasciamo trasportare dall’immaginazione alimentata dalle piccole spiegazioni offerte dai personaggi. Se avrete voglia di leggere il seguito, spero che l’autrice fornisca qualche dettaglio in più, perché giunti alla fine rimangono alcune questioni in sospeso abbastanza spinose.

La struttura del romanzo non è né ottima né pessima. I dialoghi sono inseriti al punto giusto nella trama per evitare confusione, così come alcuni flashback sono nella posizione ideale.

Consigliato a: chi vuole incontrare un vicino misterioso.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Fantasy
Titolo: Quando il diavolo mi ha preso per mano
Autore: April Genevieve Tucholke
Lunghezza: 264 pagine
Edizione: Ebook
Copertina rigida
Editore: Piemme

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