Il sangue nero dei Romanov – [Dora Levy Mossanen]

Il sangue nero dei Romanov

Trama: Darja ha 104 anni ed e ancora una donna bellissima e dal fascino misterioso. Vive in un antico e fatiscente palazzo e intorno a lei svolazza sempre un nugolo di farfalle. Nessuno sa con certezza chi sia in realtà: l’unico indizio relativo al suo passato è un preziosissimo ciondolo, un uovo Fabergé tempestato di diamanti e pietre preziose da cui non si separa mai. Ha dei poteri soprannaturali e racconta di essere stata la tutrice del piccolo Aleksej, l’erede al trono dei Romanov. È passato quasi un secolo da quando la Rivoluzione ha annegato nel sangue il fasto e la ricchezza degli zar: i membri della famiglia reale sono stati uccisi, il loro nome dannato, i simboli del potere distrutti, eppure pare che Aleksej sia scampato all’eccidio… Darja non lo ha mai dimenticato e quando riceve una convocazione urgente da parte dell’Associazione della nobiltà russa le sue speranze riprendono corpo…

La mia recensione
Le leggende sui Romanov hanno sempre il loro fascino, anche se la trama di questo libro è un po’ troppo ingarbugliata. Però immaginare l’atmosfera dell’epoca riesce a regalarci uno scorcio dello stile di vita ultra lussuoso dello Zar e della sua corte.

Darja è la protagonista del libro e ci accompagna in un viaggio tra passato e presente. La sua presenza alla corte degli zar è fondamentale per permetterci di scoprire i dietro scena della famiglia reale. La sua nascita è avvolta nella leggenda, un po’ come tutta la sua vita. Sembra possedere dei poteri magici, in grado di risolvere molte situazioni in apparenza disperate. Il suo rapporto con il piccolo Aleksej è quasi materno, con un legame che si forma prima ancora che lui nasca.

Per questo, una volta caduto lo zar, la protagonista non si arrende nella ricerca di eventuali sopravvissuti. Nella realtà sappiamo che tutta la famiglia dei Romanov non è sopravvissuta, ma nel libro ci piace immaginare un finale alternativo, dove la speranza non è mai sopita. L’ideale di Darja sulla monarchia non si lascia influenzare da niente e da nessuno. Lei ha vissuto una vita privilegiata, a diretto contatto con il lusso, e anche quando attraversa tempi bui non vede l’ora che gli zar siano ripristinati al potere.

Mi è piaciuto il suo non arrendersi mai, ma a volte la trama del libro risulta fin troppo complicata. Tra i rivoluzionari, i falsi pretendenti al trono e nani come servitori non si capisce bene dove voglia portarci l’autrice. Si nota molta nostalgia da parte di Darja per i vecchi tempi, al punto da influenzare ogni sua mossa. Con questo legame troppo forte con il passato, il suo futuro sembra ormai allontanarsi sempre più.

Consigliato a: chi non si arrende mai per inseguire il proprio passato.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Storico
Titolo: Il sangue nero dei Romanov
Autore: Dora Levy Mossanen
Lunghezza: 351 pagine
Edizione: Cartaceo
Ebook
Editore: Newton Compton

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L’incubo di Hill House – [Shirley Jackson]

L'incubo di Hill House

Trama: Chiunque abbia visto qualche film del terrore con al centro una costruzione abitata da sinistre presenze si sarà trovato a chiedersi almeno una volta perché le vittime di turno (giovani coppie, gruppi di studenti, scrittori alla vana ricerca di ispirazione) non optino, prima che sia troppo tardi, per la soluzione più semplice – e cioè non escano dalla stessa porta dalla quale sono entrati, allontanandosi senza voltarsi indietro. Bene, a tale domanda, meno oziosa di quanto potrebbe parere, questo romanzo di Shirley Jackson – il suo più noto – fornisce una risposta, forse la prima. Non è infatti la fragile, sola, indifesa Eleanor Vance a scegliere la Casa, dilatando l’esperimento paranormale in cui l’ha coinvolta l’inquietante professor Montague molto oltre i suoi presunti limiti. È piuttosto la Casa – con la sua torre buia, le porte che sembrano aprirsi da sole, le improvvise folate di gelo – a scegliere, per sempre, Eleanor Vance. E a imprigionare insieme a lei il lettore, che tenterà invano di fuggire da una costruzione romanzesca senza crepe, in cui – come ha scritto il più celebre discepolo della Jackson, Stephen King – «ogni svolta porta dritta in un vicolo buio».

La mia recensione
Una casa stregata può influenzare le menti dei suoi abitanti oppure è solo l’immaginazione umana che fa percepire i fantasmi? In questa storia da brividi troviamo tutti gli ingredienti giusti per scoprirlo.

Se vi arrivasse un invito per un soggiorno studio in una casa per analizzare dei fenomeni paranormali, il mio consiglio è quello di evitare di accettarlo. Purtroppo Eleanor decide di ribellarsi alla sua famiglia e di scappare attirata dal professor Montague, come se potesse così risolvere tutti i suoi problemi. La famiglia di Eleanor non invoglia di certo un dialogo aperto, visto che la sorella la tratta come una bambina e la madre invece la sfruttava come una badante. Al minimo spiraglio di libertà decide di imbarcarsi in una situazione più grande di lei, che non riesce a gestire.

La casa che si ritrova di fronte è inquietante già dalla facciata. E’ stata progettata con un macabro stile, che non rispetta nessuna delle normali convenzioni, dalla posizione delle porte alla dimensione delle stanze. Diventa molto semplice così lasciarsi trasportare dall’immaginazione, attribuendo un significato sovrannaturale a ogni elemento fuori dall’ordinario che si incontra.

Di spettri veri e propri, che il professor Montague si aspetta di trovare, non c’è traccia nel libro. Ci sono però alcune scene che ci coinvolgono a tal punto da farci dubitare di cosa sia reale e cosa invece non lo sia. Gli altri personaggi della vicenda non migliorano certo il clima, perché sono troppo incentrati sui loro problemi o abitudinari per fare caso a come Eleanor sia influenzata dagli eventi.

Tra le scene più adrenaliniche del libro inserisco sicuramente tutte quelle svolte nel giardino della casa. Dentro infatti le stanze contribuisco all’atmosfera cupa e in certo senso siamo pronti a tutto quello che potrebbe succedere. All’esterno invece non ci aspetteremmo problemi di alcuna sorta, ma invece scopriamo che anche un ruscello può nascondere qualcosa di oscuro.

Consigliato a: chi non teme le stanze buie.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Horror
Titolo: L’incubo di Hill House
Autore: Shirley Jackson
Lunghezza: 233 pagine
Edizione: Ebook
Copertina flessibile
Editore: Adelphi

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La funesta finestra – [Lemony Snicket]

La funesta finestra

Trama: Cari lettori,
gli orfani Baudelaire sono graziosi e intelligenti, ma la loro vita, mi spiace dirlo, è piena di sfortuna. Se non sopportate storie contenenti uragani, vestiti che pungono, zuppe di cetriolo fredde, individui repellenti, allora questi libri vi getteranno nel più totale sconforto. È mio triste dovere stare sveglio di notte a indagare su questi tre sventurati giovani, ma se voi preferite dormire sonno tranquilli, vi conviene scegliere un altro genere di libro.
Con il dovuto rispetto,
Lemony Snicket
IN QUESTO TERZO ORRIBILE EPISODIO fin dall’inizio capiamo come andrà a finire. Immaginate di abitare presso una vecchia zia fissata con la grammatica che vi propina cene disgustose e vive in una casa diroccata a picco su un lago infestato da mignatte feroci… Bello vero?

La mia recensione
Ecco di nuovo i tre orfani più sfortunati alle prese con un ennesimo schema del conte Olaf. Saranno pronti ad affrontare una nuova sfida così ravvicinata alla loro recente perdita?

Come in tutti gli altri libri, anche stavolta dovranno conoscere un nuovo parente che dovrebbe prendersi cura di loro. Per ironia della sorte finiscono una casa di una zia che è terrorizzata da tutto, ma abita in una casa in cui un incidente può avvenire facilmente. E quando il conte Olaf fa la sua comparsa, non possiamo aspettarci nessuna collaborazione da parte di questa zia.

I tre Baudelaire riescono ad affrontare stoicamente tutte le vicissitudini che li colpiscono, ma si sente un po’ di tristezza per il loro futuro. Essere continuamente affidati a persone diverse, che non si rivelano in grado di aiutarli, sta minando la loro fiducia negli adulti. Sunny è troppo piccola per lasciarsi influenzare dagli eventi, ma i due fratelli maggiori sono a volte esasperati.

Il signor Poe come al solito si rivela pressoché inutile, visto che non riesce mai a intervenire al momento giusto. Come tutore è stata la scelta peggiore che i genitori dei protagonisti potessero fare. Noi possiamo solo conoscerli attraverso il ricordo dei tre ragazzi, ma sembravano in gamba e pronti a tutto per i loro figli. Forse se avessero avuto più presenza di spirito nel nominare il loro tutore molte delle sfortune dei Baudelaire sarebbero state evitate.

Il conte Olaf non demorde nella sua ricerca costante di strattagemmi per ottenere il patrimonio degli orfani. Visto l’impegno che ci sta mettendo, la cifra deve essere veramente consistente, altrimenti non sarebbe giustificabile. Il sentore che ci sia qualcosa dietro di più profondo si fa ormai strada, perché non possono essere solo i soldi a spingere un uomo a inseguire tre orfani per tutto il paese.

Consigliato a: chi non ha paura di nuotare.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Avventura
Titolo: La funesta finestra
Autore: Lemony Snicket
Serie: Una serie di sfortunati eventi [3]
Lunghezza: 112 pagine
Edizione: Ebook
Copertina flessibile
Editore: Salani

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Il ristorante dell’amore ritrovato – [Ito Ogawa]

Il ristorante dell'amore ritrovato

Trama: Ringo, una ragazza che lavora nelle cucine di un ristorante turco di Tokyo, rientra una sera a casa con l’intenzione di preparare una cena succulenta per il suo fidanzato col quale convive da un po’. Con suo sommo sgomento, però, scopre che l’appartamento è completamente vuoto. Niente televisore, lavatrice, frigorifero, mobili, tende, niente di niente. Spariti persino gli utensili in cucina, il mortaio di epoca Meiji ereditato dalla nonna materna, la casseruola Le Creuset acquistata con la paga del suo primo impiego, il coltello italiano ricevuto in occasione del suo ventesimo compleanno. E, soprattutto, sparito il fidanzato indiano, maître nel ristorante accanto al suo, un ragazzo con la pelle profumata di spezie.
Lo choc di Ringo è tale che resta impietrita al centro della casa desolatamente vuota, la voce che non le esce più dalla bocca. Decide allora di ritornare al villaggio natio, dove non mette più piede da quando, quindicenne, è scappata di casa in un giorno di primavera.
Là, appartata nella quiete dei monti, matura il suo dolore. Una mattina, però, osservando il granaio della casa materna, Ringo ha un’idea singolare per tornare pienamente alla vita: aprire un ristorante per non più di una coppia al giorno, con un menu ad hoc, ritagliato sulla fisionomia e i possibili desideri dei clienti.
Con l’aiuto del valente Kuma-san, l’ex factotum della scuola elementare del villaggio, il cui cuore è stato infranto dalla bella Shiñorita, un’argentina scappata in città, Ringo risistema il granaio. Pareti tinteggiate d’arancio, posate di epoca vittoriana e di epoca Taish e, nel giro di qualche mese, il Lumachino, così la ragazza battezza il ristorante, apre i battenti.
La prima cliente è la Concubina, la triste amante di un influente politico locale, passato a miglior vita diversi anni prima. Sulla tavola, in un tripudio di colori, odori e bontà senza pari, si alternano piatti gustosissimi che attingono alle cucine più famose: giapponese, italiana, cinese e francese su tutte. L’indomani, la Concubina, agghindata di solito a lutto con una lunga veste nera, passeggia con un cappotto rosso fuoco e un magnifico colbacco di pelliccia, e il suo atteggiamento schivo ha lasciato spazio a una marcata allegria. La medesima cosa accade a tutti i clienti del Lumachino: una ragazza riesce a fare innamorare di sé l’ex compagno di classe che l’aveva sempre ignorata, una coppia gay in fuga d’amore tra i monti trasforma il soggiorno in una luna di miele, un uomo burbero e scorbutico diventa un gentiluomo e così via. In breve, la notizia della magia del Lumachino si diffonde in tutto il circondario, e il successo è così garantito, poiché tutti vogliono sedersi alla tavola del ristorante dell’amore ritrovato.

La mia recensione
Il libro che dovrebbe promuovere l’amore del cibo e della cucina che risveglia i cuori, si rivela invece un susseguirsi di ricette ed eventi casuali che la protagonista affronta senza la minima consapevolezza. Nelle prime pagine il libro non è male, ma alla fine si rivela un mezzo disastro.

Partiamo dal ristorante vero e propri, che viene ricavato da un vecchio capanno abbandonato. La protagonista riesce ad arredarlo senza troppi sforzi, rendendolo rustico ma confortevole. Peccato che per la cucina, che dovrebbe occupare un ruolo fondamentale al centro della storia, vengono spese solo poche parole. La preparazione degli ingredienti segue delle tradizioni che non sono propriamente nostre e alcuni dettagli mi hanno fatto un po’ storcere il naso. Far macerare le verdure per esempio, al posto che usarle fresche, non è proprio il massimo del sapore a cui siamo abituati.

La protagonista non parla per buona parte del romanzo, il perché lo scoprirete solo leggendo, ma riesce in qualche modo a esprimersi lo stesso. Il suo silenzio rende alcuni tratti in po’ monotoni, perché quando ci dovrebbe essere un confronto c’è invece un atteggiamento molto passivo. Per quanto la vita della protagonista sia abbastanza movimentata, lei scegli di lasciarsi scorrere addosso gli eventi, senza intervenire per prendere le redini del suo futuro.

Il finale è abbastanza forte e sconclusionato, come se appartenesse a una storia diversa rispetto a quanto abbiamo letto fino a questo momento. Non permette di approfondire meglio cosa passa per la testa alla nostra protagonista, che affronta una rivelazione dietro l’altra senza scomporsi. Sembra addirittura che non abbia imparato nulla dalle vicissitudini che le sono capitate, ma continuerà la sua vita come ha sempre fatto.

Consigliato a: per chi apprezza la cucina esotica.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Narrativa
Titolo: Il ristorante dell’amore ritrovato
Autore: Ito Ogawa
Lunghezza: 191 pagine
Edizione: Cartaceo
Editore: Neri Pozza

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Un piccolo favore – [Darcey Bell]

Un piccolo favore

Trama: Tutto ha inizio con un piccolo favore tra madri. «Puoi passare tu a prendere Nicky?» chiede Emily alla sua migliore amica, Stephanie. E Stephanie, mamma di Miles, è felice di dare una mano, guidata dall’urgenza di essere utile, di sentirsi in qualche modo importante per gli altri. Quel giorno però Emily non torna a prendere suo figlio, e non risponderà alle telefonate, né ai messaggi. Stephanie, preoccupata, smarrita, si avvicina al marito della sua amica, Sean, gli sta accanto e si prende cura di lui e del bambino. E col passare dei giorni si innamora. Poi la notizia. Un corpo è stato ritrovato nelle acque del lago, e la polizia conferma: si tratta di Emily. Suicidio, il caso è chiuso. Ma è davvero così? Presto, Stephanie si renderà conto che niente è come sembra, e dietro l’amicizia, l’amore, o anche la semplicità di un piccolo favore, si nascondono invece una mente subdola e un disegno perverso e diabolico.Un piccolo favore è un thriller psicologico ad alto tasso adrenalinico, ricco di imprevisti e colpi di scena, denso di segreti e rivelazioni, che scivola tra amore e lealtà, morte e vendetta. Qui Darcey Bell ci presenta due figure femminili opposte, eppure per certi versi affini, di cui il lettore capirà presto di non potersi fidare.

La mia recensione
Attenzione a essere una madre premurosa e attenta anche verso i figli degli altri. Come scoprirà la protagonista di questa storia ingarbugliata, spesso confidare i propri segreti a delle presunte amiche non è la strada migliore per trovare supporto e compassione.

Stephanie, la protagonista e narratrice di buona parte del libro, è una donna dalle mille facce. Madre amorevole e premurosa, vedova che rimpiange il marito, ci svela pagina dopo pagina un risvolto inaspettato della sua personalità. Il vero personaggio capolavoro è però Emily. La scopriamo tramite le parole dell’amica e del marito e le due persone descritte non sembrano combaciare più di tanto.

L’intero libro infatti è incentrato su quanto l’immagine degli altri rispecchi veramente la persona che abbiamo di fronte. La narrazione è divisa in capitoli incentrati sul blog scritto da Stephanie, in cui gli eventi riportati sono abbelliti per un pubblico d’internet, e parti invece narrate direttamente dai personaggi coinvolti nella storia. La vera ciliegina della storia sono però i flashback che ci svelano i retroscena per gli avvenimenti più importanti accaduti nel passato.

L’intera storia si svolge nell’arco di alcuni mesi, ma quasi non si avverte il tempo che scorre. Stephanie è un’abile narratrice, che riesce a trasmettere la sua storia suscitando le simpatie di un pubblico diverso ogni volta. Peccato che il suo unico difetto sia la voglia di avere qualcuno con cui confidarsi e questo passo falso le costerà caro. Affidare tutti i propri segreti a una sola persona, che si conosce a mala pena, non è veramente la scelta più saggia, soprattutto quando si ha davvero tanto da nascondere come nel caso di Stephanie.

Nonostante i primi capitoli siano i più lenti, sono l’ideale per introdurre l’adrenalina che si scatenerà con i continui colpi di scena. Il finale, che giunge inaspettato ma non troppo, è in linea con il resto della storia.

Consigliato a: chi si fida ciecamente dei propri vicini.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Thriller
Titolo: Un piccolo favore
Autore: Darcey Bell
Lunghezza: 350 pagine
Edizione: Ebook
Cartaceo
Editore: Rizzoli

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The Winner’s Curse: La maledizione – [Marie Rutkoski]

The Winner's Curse: La maledizione

Trama: In quanto figlia di un potente generale di un vasto impero che riduce i schiavitù i popoli conquistati, la diciassettenne Kestrel ha sempre goduto di una vita privilegiata. Ma adesso si trova davanti a una scelta difficile: arruolarsi nell’esercito oppure sposarsi. La ragazza, però, ha ben altre intenzioni… Nel giovane Arin, uno schiavo in vendita all’asta, Kestrel ha trovato uno spirito gentile e a lei affine. Gli occhi di lui, che sembrano sfidare tutto e tutti, l’hanno spinta a seguire il proprio istinto e comprarlo senza pensare alle possibili conseguenze. E così, inaspettatamente, Kestrel si ritrova a dover nascondere l’amore che inizia a sentire per Arin, un sentimento che si intensifica giorno dopo giorno. Ma la ragazza non sa che anche il giovane schiavo nasconde un segreto e che per stare insieme i due amanti dovranno accettare di tradire la loro gente o altrimenti tradire sé stessi per rimanere fedeli al proprio popolo. Kestrel imparerà velocemente che il prezzo da pagare per l’uomo che ama è molto più alto di quello che avrebbe mai potuto immaginare…

La mia recensione
Possono due popoli completamente diversi riuscire a trovare una congiunzione tra due ragazzi? Se di mezzo c’è una guerra sanguinosa e una repressione in corso, purtroppo sembra che non ci sia spazio per il lieto fine.

La protagonista mi è sembrata più una ragazzina viziata che una stratega come viene spesso indicata. Kestrel infatti appartiene a una famiglia ricca, che le permette di fare praticamente ciò che vuole senza troppe difficoltà. Se avesse davvero un’abilità nell’orchestrare strattagemmi diversi, riuscirebbe a soddisfare i suoi desideri senza dover ricorrere all’influenza di suo padre.

L’incontro con Arin mette e nudo queste mancanze nella protagonista. Il ragazzo è uno schiavo, ma riesce a imporre i suoi voleri senza mai destare troppa preoccupazione nei suoi nuovi padroni. All’inizio non sappiamo molto di lui, ma da alcuni suoi pensieri ribelli capiamo che il suo passato è più importante di quello che vorrebbe farci credere.

L’intero impianto della vicenda si basa su avvenimenti del passato, che influenzano il presente dei vari personaggi della storia. Capiamo che c’è stata una guerra tra due popoli, che i focolai di rivolta da parte degli oppressi non sono del tutto sedati. La società valoriana a cui appartiene Kestrel valorizza molto i guerrieri, motivo per cui non si sta ricercando un accordo per la pace.

I confini di questo impero non sembrano essere del tutto sicuri, vista la rapida espansione che hanno affrontato. Si vedono ancora i segni dei popoli conquistati nelle città in cui si sono insediati i Valoriani, trasmettendo una sensazione di precarietà. Il governo centrale, che inizia a fare la sua comparsa nella seconda metà del romanzo, sembra essere abbastanza distante per interessarsi alle vicende della periferia dell’impero. Eppure i colpi di scena legati alla politica, piuttosto improvvisi e in grado di stravolgere un po’ troppo la trama, non mancano.

Sulle scelte stilistiche avrei preferito meno introspezione sulla protagonista, che non è un personaggio che sono riuscita ad apprezzare.

Consigliato a: chi crede che l’amore possa accettare dei compromessi.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Fantasy
Titolo: The Winner’s Curse: La maledizione
Autore: Marie Rutkoski
Autore: The Winner’s Curse [1]
Lunghezza: 384 pagine
Edizione: Ebook
Copertina rigida
Editore: Leggereditore

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Quando il diavolo mi ha preso per mano – [April Genevieve Tucholke]

Quando il diavolo mi ha preso per mano

Trama: Nel paesino di mare dove abita Violet White non succede mai niente… fino a quando River West non affitta la casetta dietro la sua e incominciano ad accadere cose inquietanti. River è soltanto un bugiardo dal sorriso irresistibile e un passato misterioso? O dietro i suoi occhi ipnotici si nasconde qualcos’altro? La nonna di Violet l’aveva sempre messa in guardia dai giochi che sa fare il diavolo, ma lei non aveva mai pensato che potesse nascondersi dietro un ragazzo dai capelli scuri che si appisola in giardino, adora il caffè e ti fa tremare di passione.

La mia recensione
Una ragazza che vive isolata con il fratello gemello si sente ovviamente attratta dal primo sconosciuto che incontra, diverso da tutti gli altri ragazzi che abbia mai conosciuto. Anche se le premesse sembrano scontate, il libro presenta alcuni dettagli che almeno lo rendono interessante.

Violet non è purtroppo tra questi spunti creativi. E’ una ragazza che tenta di fare la diversa rispetta agli altri, vestendosi con gli abiti della nonna morta e cercando d’ignorare l’assenza dei genitori. Ovviamente la sua è una facciata costruita per cercare di soffrire meno, perché in realtà è molto sola e vorrebbe solo avere qualcuno su cui fare affidamento. Per questo l’arrivo di River è accolto come un evento straordinario, in grado di cambiarle la vita.

Nonostante River si dimostri fin da subito una persona inaffidabile, che racconta bugie e che non ha remore a far del male alla gente. Si capisce che ha un segreto da nascondere, che non cerca neanche tanto di mascherare e questo lo rende ancora più fastidioso. Non è uno dei personaggi che ho apprezzato nella vicenda, ma almeno grazie a lui viene introdotto il tema del sovrannaturale.

E’ l’unico aspetto della trama che suscita un po’ d’interesse, aggiungendo qualche dettaglio in un mondo altrimenti assolutamente normale. L’approccio seguito dall’autrice è di grande impatto: senza tanti preamboli ci svela in parte il suo intento. Non c’è tanta teoria dietro agli aspetti sovrannaturali, ma ci lasciamo trasportare dall’immaginazione alimentata dalle piccole spiegazioni offerte dai personaggi. Se avrete voglia di leggere il seguito, spero che l’autrice fornisca qualche dettaglio in più, perché giunti alla fine rimangono alcune questioni in sospeso abbastanza spinose.

La struttura del romanzo non è né ottima né pessima. I dialoghi sono inseriti al punto giusto nella trama per evitare confusione, così come alcuni flashback sono nella posizione ideale.

Consigliato a: chi vuole incontrare un vicino misterioso.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Fantasy
Titolo: Quando il diavolo mi ha preso per mano
Autore: April Genevieve Tucholke
Lunghezza: 264 pagine
Edizione: Ebook
Copertina rigida
Editore: Piemme

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La morte di Ivan Il’ic e altri racconti – [Leo Tolstoy]

La morte di Ivan Il'ic e altri racconti

Trama: Gli ultimi giorni di vita di un ambizioso impiegato che, nel momento dell’agonia, scopre l’ipocrisia che ha sempre contraddistinto la sua esistenza e altre celebri storie brevi in cui il grande romanziere russo riesce a toccare le corde più profonde della coscienza umana.

La mia recensione
Si tratta di piccoli racconti che mostrano la società russa, tra alti e bassi. Affrontiamo viaggi in treno interminabili, una famiglia alla ricerca della felicità che spreca terribilmente il tempo insieme, il tutto tratteggiato senza nascondere le mille facce che compongono la variegata popolazione dell’800.

Sinceramente quello che mi ha colpito di più è “Sonata a Kreutzer”, dove il narratore/protagonista rimane incastrato in una conversazione assurda con un vicino di treno, scoprendo idee bislacche sul rapporto uomo-donna. Il protagonista deve subire una specie di monologo quasi ininterrotto da parte di un passeggero del treno. Inizialmente non si capisce bene dove voglia andare a parare, ma con il passare delle pagine diventa chiaro il suo intento di raccontare il suo passato per trovare una giustificazione a un atto terribile che ha commesso. Il dolore che prova per ciò che ha causato non è tale però da smorzare la sua voglia di trovare una spiegazione alle sue azioni.

Anche il racconto sulla vita, e sulla morte, di Ivan Il’ič ha dei risvolti interessanti. Parte dal presupposto che l’uomo non può fare nulla per evitare la morte, per quanto si possa sforzare a vivere una vita piena e appassionata. Il protagonista infatti cerca sempre di trovare qualcosa di stimolante da fare, per migliorare la posizione della sua famiglia. Il suo obiettivo è vivere una vita agiata, senza doversi preoccupare troppo. Con la moglie, inizialmente amata alla follia poi declassata a una semplice compagna di casa, ha una serie di scontri e discussioni, che sfociano in un malcontento generale. La descrizione della vita familiare ci permette di scoprire uno scorcio nella borghesia dell’epoca, lasciando trapelare informazioni che spaziano dai mobili ai giochi di carte.

Tutti i racconti sono caratterizzati da una componente morale molto forte. Lo scrittore lascia trapelare tra le righe il suo pensiero, senza esternarlo direttamente. Non dipinge in maniera obiettiva tutti i personaggi, aggiungendo qualche particolare che li rende più o meno piacevoli. I racconti non sono troppo brevi e ci permettono di riuscire a formularci un’idea abbastanza chiara di chi abbia commesso un torto e chi invece sia nel giusto.

Consigliato a: chi vuole scoprire la Russia dell’800 attraverso gli occhi di un grande scrittore.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Classici
Titolo: La morte di Ivan Il’ic e altri racconti
Autore: Leo Tolstoy
Lunghezza: 171 pagine
Edizione: Cartaceo
Ebook
Editore: Mondadori

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Una banda di idioti – [John Kennedy Toole]

Una banda di idioti

Trama: Quando nel mondo appare un vero genio, lo si riconosce dal fatto che tutti gli idioti fanno banda contro di lui. È il principio primo che muove ogni altra idea, sogno e azione di Ignatius Reilly, uno dei massimi nemici del popolo americano di questo secolo. Immaginatevi una strana miscela fra un barbone, un Oliver Hardy impazzito, un Don Chisciotte grasso e un Tommaso d’Aquino perverso. Immaginatevi un gigante con baffoni e berretto verde da cacciatore che, fra giganteschi rutti e flatulenze, si vede costretto a continui attacchi contro un’America “priva di geometria e teologia”. Attorno a lui, in una New Orleans trasformata in palcoscenico quasi dadaista, un coro di personaggi epici. Jones, negro in semischiavitù, che fulmina con una frase al vetriolo “quella nazista della padrona” del Notti di Follia e ci fa ridere fino a piangere. La signorina Trixie, ottuagenaria sempre a caccia di prosciutti pasquali e, suo malgrado, dell’eterna giovinezza. Myrna, anarco-femminista di New York, che sfida con un serrato carteggio anima e sesso di Ignatius. Una mamma disperata, Santa Battaglia e l’agente Mancuso, pronti a consolarsi con partite di bowling. E poi, Yoghi, Rosvita e Batman, le Manifatture Levy, Gus Levy, signora e viziatissime figlie. Immaginatevi un diario del lavoratore, una summa teologica dell’assurdo, una rivolta di operai attorno a una croce eretta nell’ufficio contabilità, chilometri di archivio ridotti a zero in un minuto, un vecchio cliente umiliato senza scampo con una lettera di insolenze ineguagliabili…

La mia recensione
Il protagonista del libro è tremendo, rappresenta un concentrato di sfrontatezza, pigrizia e maleducazione insopportabili. Con il suo comportamento però smaschera il vero pensiero delle persone che in apparenza sono perfette e perbene.

Il protagonista oscilla tra l’essere un genio circondato da poveri inetti, che non possono minimamente capire le sue sofferenze, e l’essere un paranoico, che distorce la realtà per trovare sollievo dalle sue pene. Vivendo sulle spalle della madre, che lo asseconda senza spingerlo a migliorarsi, Ignatius si ritiene l’unico in grado di giudicare il mondo per la sua spiccata sensibilità. Peccato che ciò comporti criticare tutto quello che è differente dal suo gusto e dalle sue idee, cosa che sembra essere molto comune.

La vicenda è ambienta a New Orleans, con una miriade di personaggi diversi che circondano e colorano le avventure del protagonista. Sono presenze più o meno solide, che rendono più movimentata la storia. Anche con delle semplici lettere, come nel caso di Myrna, riusciamo a immaginarci un passato rispetto agli eventi attuali e dare un impianto più solido alla vicenda.

Avendo però Ignatius come protagonista assoluto non sono riuscita ad apprezzare a fondo il libro. Lui è troppo irritante per permetterti di lasciarti andare all’ilarità di alcune scene. Il suo comportamento riesce a urtare qualsiasi buona azione possa compiere. Anche il solo gesto di accompagnare la madre a fare compere riesce a essere ribaltato da Ignatius, rendendo ogni sua azione in sacrificio eroico.

Consigliato a: chi riesce a sopportare protagonisti fastidiosi.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Umoristico
Titolo: Una banda di idioti
Autore: John Kennedy Toole
Lunghezza: 461 pagine
Edizione: Cartaceo
Ebook
Editore: Marcos y Marcos

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Kate e il regno dimenticato: Amici e nemici – [Silvia Banzola]

Kate e il regno dimenticato: Amici e nemici

Trama: Kate è una giovane donna realizzata. O almeno così si sente, finché nella semplicità della sua placida vita viennese qualcosa accade all’improvviso. Ciò che ha sempre creduto impossibile e inimmaginabile diventa quotidianità.
La discrezione di Hill House e il comportamento scostante di Adele si rivelano paraventi dietro ai quali Kate scoprirà una realtà sconosciuta e a tratti spaventosa, popolata da creature magiche e spesso raccapriccianti, ma anche da incontri sorprendenti e inaspettatamente positivi.
Incerta su quale direzione prendere e di chi fidarsi, intraprenderà il cammino verso il suo destino, che la riporterà a Emmeltz.

La mia recensione
Ci troviamo di fronte a un fantasy particolare, dove la protagonista si trova di fronte al crollo di tutte le sue certezze in pochi giorni. Nemmeno la sua famiglia sembra essere immune da questo cambiamento.

Kate è una ragazza che non sta affrontando un bel periodo. Abbandonata dal compagno poco prima di Natale, si ritrova coinvolta in una situazione a dir poco stravagante. Ci sentiamo smarriti come lei di fronte agli avvenimenti che cominciano a precipitarle addosso. E ci si mette veramente tanto per iniziare a capire cosa sta succedendo.

La presenza di elementi paranormali si manifestano fin da subito, con caratteristiche che saltano all’occhio. Forse se fossero stati più amalgamati all’interno della storia non ci sarebbe stato un distacco troppo profondo con la realtà che un po’ disorienta. Quando infatti Kate compie una qualche azione normale, come andare a comprare un regalo per un’amica, ci si sente sballottati come tra due dimensioni diverse.

I dialoghi, che dovrebbero accompagnarci alla scoperta dei personaggi, non riescono del tutto nell’intento. La protagonista ripete più volte le stesse frasi, si fida di persone sconosciute e rivela a loro tutti i suoi sentimenti, cerca risposte da sua nonna ma ottiene solo un muro di reticenza. Il loro rapporto è quello che risulta essere più compromesso dagli avvenimenti. Da parte di entrambe le donne c’è un certo distacco fin dall’inizio della vicenda, cosa che Kate non sembra valutare in modo negativo.

Il libro è il primo di una serie, cosa che ci permetterà di scoprire se nei prossimi volumi scopriremo qualcosa in più sul mondo che stiamo scoprendo insieme a Kate.

[Copia omaggio ricevuta dall’autrice]

Consigliato a: chi crede che i sogni nascondano dei misteri.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Fantasy
Titolo: Amici e nemici
Autore: Silvia Banzola
Serie: Kate e il regno dimenticato [1]
Lunghezza: 232 pagine
Edizione: Ebook
Copertina rigida
Editore: Tabula Fati

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