Dante Alighieri: I delitti della Medusa – [Giulio Leoni]

Dante Alighieri: I delitti della Medusa

Trama: Firenze, anno del Signore 1300. In una notte di metà luglio il priore Dante Alighieri viene chiamato in tutta fretta dal Bargello della città e condotto sul luogo di un delitto orrendo. Nel nuovo Palazzo dei Priori ancora in costruzione, tra le ali di un colossale carro allegorico a forma di aquila imperiale, è appeso il cadavere di una donna decapitata, coperta da una ricca veste di broccato color porpora intessuta d’argento. Per Dante non è difficile riconoscere il corpo della bellissima Vana del Moggio, cantatrice amatissima che con la sua voce paradisiaca ammaliava tutta Firenze. Chi può averla uccisa? E perché in quel modo così feroce? Per scoprirlo il sommo poeta dovrà inoltrarsi nella “selva oscura” degli indizi e delle false piste. E su tutto l’ombra di un terrificante mostro mitologico…

La mia recensione
Avete mai immaginato Dante in veste d’investigatore? In questo libro troveremo il sommo poeta alle prese con un omicidio efferato, misteri che coinvolgono dei suoi conoscenti e la voglia di dimostrare quanto vale.

Ammetto che la storia avrebbe funzionato anche con un protagonista diverso, senza dover scomodare per forza Dante. Il suo passato è importante solo per giustificare la sua voglia di dimostrare il suo valore non solo come scrittore. I rapporti con gli uomini di potere non sono ottimali, complice il fatto che suo padre faceva un mestiere non ben visto. Dante ha allontanato alcuni dei suoi amici in questa sua scalata al prestigio, per cercare di costruirsi una figura diversa dal letterato.

Nelle sue indagini però dovrà riallacciare i rapporti per scoprire chi si nasconda dietro alla scia di sangue che sta invadendo la città. Come investigatore non è il massimo, visto che si lascia trascinare da sensazioni spesso sbagliate. Gli indizi gli sfuggono da sotto il naso, senza che lui se ne rende conto. In compenso abbiamo un turbinio di emozioni e ricordi che riescono a guidare Dante nella soluzione dell’enigma.

Gli altri personaggi sono quasi delle comparse nella storia. Non riescono ad acquistare il giusto spessore e non entriamo mai in sintonia con loro. In fondo questo è un bene, perché viene lasciato ampio spazio alla vicenda. Possiamo immergerci nell’atmosfera della città dai quartieri mobili alle stamberghe in periferia, fino ai luoghi religiosi.

Al netto del clima teso per le indagini, si capisce che la città è in fermento. Ci sono artisti e pensatori pronti a rivoluzionare il mondo, sculture che non vedono l’ora di vedere la luce. Le indagini portano Dante a esplorare alcune zone della città, facendoci così respirare la sua aria frizzante. Forse non può essere del tutto classificato come un libro giallo, ma la componente storica della trama riesce ad accendere la nostra immaginazione senza problemi.

Consigliato a: chi vuole un protagonista conosciuto ma con comportamenti diversi dal solito.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Storico
Titolo: I delitti della Medusa
Autore: Giulio Leoni
Serie: Dante Alighieri [1]
Lunghezza: 209 pagine
Editore: Mondadori

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La vera storia del pirata Long John Silver – [Björn Larsson]

Trama: Ci sono libri che danno pura gioia, facendo vibrare dentro di noi tutte le corde del nostro amore per la lettura: il racconto trascinante unito a temi che ci toccano nel profondo, la suspense e l’avventura e un sottile gioco letterario che stimola la nostra complicità, una documentata ricostruzione storica e il fascino di personaggi più grandi del reale, nati già immortali. È quel che capita con il romanzo di Björn Larsson: ci ritroviamo adulti a leggere una storia di pirati con lo stesso gusto dell’infanzia, riscoprendo quella capacità di sognare che ci davano i porti affollati di vascelli, le taverne fumose, i tesori, gli arrembaggi, le tempeste improvvise e le insidie delle bonacce, come anche il semplice incanto del mare e la sfida libertaria di ribelli contro il cinismo dei potenti. In più con la sorpresa di vederci restituito, in tutta la sua ambigua attrazione e vitalità, uno dei personaggi che davano a quell’infanzia l’emozione della paura: chi racconta in prima persona è Long John Silver, il temibile pirata con una gamba sola dell’Isola del Tesoro, fatto sparire da Stevenson nel nulla per riapparirci ora vivo e ricco nel 1742 in Madagascar, intento a scrivere le sue memorie. E non è solo a quell’“e poi?” che ci veniva sempre da chiedere alla fine delle storie che risponde Larsson, è al prima, al durante, al dietro: com’era il mondo all’epoca della pirateria, i legami con il commercio ufficiale, la tratta degli schiavi, il contrabbando, le atroci condizioni dei marinai, i soprusi dei capitani, il codice egualitario dei pirati, le loro efferatezze e quelle contro cui si ribellavano, le motivazioni e le ingenuità dei grandi “gentiluomini di ventura”. Ma è a un personaggio letterario che è affidato il compito di rivelare la “verità”, un personaggio cosciente di esistere solo nelle parole, che dialoga in un pub di Londra con Defoe fornendogli notizie per la sua storia della pirateria, che risponde a Jim Hawkins dopo aver letto L’Isola del Tesoro, e che, in quel continuo gioco di rimandi, indaga sul rapporto tra realtà e invenzione, sete di vivere e bisogno di immortalità, solitudine e libertà, con la consapevolezza che non esiste altra vera vita di quella che raccontiamo a noi stessi.

La mia recensione
Può un pirata assetato di sangue riuscire a scrivere un diario di bordo strabordante di sentimenti e passioni? A quanto pare Long John Silver è pronto a mostrarci un lato inaspettato del suo carattere.

Diviso tra il desiderio di riuscire a primeggiare tra i pirati e godersi la vita senza troppi grattacapi, Silver ci accompagna a scoprire la sua vera storia. E’ costellata di momenti toccanti, come quando è convinto di aver trovato l’amore della sua vita, e di gesta sanguinarie quando va all’arrembaggio di una nave. Non gli interessa la sorte degli schiavi, a meno che non possano essere utili per qualche sua bravata.

Con la sua schiettezza riesce a conquistarsi in poco tempo amici fedeli, ma anche avversari temibili. Il suo obiettivo è unicamente accumulare tesori per riuscire a vivere senza dover lavorare, rimanendo però vicino al mare. L’oceano infatti è la costante della sua vita, senza il quale non sarebbe ricordato per nessuna impresa. Allo stesso tempo è anche una maledizione, che lo costringe a portare sempre i guanti per non essere smascherato come pirata.

Intorno a lui si alternano marinai e poco di buono, fedeli alleati africani e ufficiali di marina desiderosi di ucciderlo. Gli altri personaggi non hanno lo stesso spessore del protagonista e finiscono presto nel dimenticatoio, mentre veniamo trascinati verso una nuova avventura.

Con il passare degli anni ci accorgiamo che Silver cambia carattere, diventa più riflessivo e cerca meno gli scontri diretti. Ha vissuto molte avventure e accumulato abbastanza tesori da ritirarsi senza troppi problemi. La sua sete di nuove scoperte si attenua, lasciando spazio al desiderio di essere ricordato. In fondo lui rappresenta uno degli ultimi veri pirati, ha vissuto nell’epoca d’ora solcando i mari e incutendo timore a tutte le sfortunate navi che lo hanno incontrato. Peccato che il libro ogni tanto si perde in troppe riflessioni, spezzando il ritmo dell’avventura e rendendolo un tantino monotono.

Consigliato a: chi vuole scoprire i pensieri di un vero pirata.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Avventura
Titolo: La vera storia del pirata Long John Silver
Autore: Björn Larsson
Lunghezza: 496 pagine
Editore: Iperborea

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L’uomo del censimento – [China Miéville]

L'uomo del censimento

Trama: “Puoi raccontare la storia come ti pare, mi ha detto, puoi essere io o lui o lei o noi o loro o tu, e comunque non mentirai, anche se forse racconterai due storie in una.”

La città sopravvive come sospesa, a cavallo tra due montagne tagliate da una voragine, riunite da un ponte, passaggio di persone, mercato, regno degli orfani.
Il fabbricante di chiavi vive sulla montagna, lontano dalla città, insieme alla sua famiglia.
Un giorno suo figlio corre in città, il terrore negli occhi, la paura nel cuore. Ha assistito all’indicibile e cerca riparo, chiede aiuto, vuole giustizia. Incontrerà indifferenza, gli verrà offerta amicizia e un avvertimento: qualcuno, nascosto nel passato della sua famiglia, lo sta venendo a cercare.
Quando l’uomo del censimento busserà alla sua porta, il figlio del fabbricante di chiavi sarà in grado di fornire le informazioni richieste?

La mia recensione
Tra i boschi e un piccolo villaggio sperduto dobbiamo affrontare un futuro in cui una guerra terribile ha spazzato via tutta la tecnologia conosciuta. La vicenda affronta continui salti temporali in cui il protagonista ricorda la sua infanzia e tra le righe a descrive anche il suo presente.

Non ho apprezzato molto la storia anche se lo stile di scrittura è fluido. Ci sono molti aspetti della vicenda che rimangono oscuri, senza che sia possibile chiarire veramente la realtà dei fatti. Il nostro amico narratore si lascia trascinare dalle emozioni, in particolare quando era bambino troviamo molta curiosità ma anche paura.

Il suo rapporto con i genitori è molto complicato, soprattutto con il padre. Lo teme e non riesce mai a sentirsi a suo agio quando si trova con lui. Al tempo stesso è attratto dal suo lavoro, con l’aria di mistero che lo circonda. Non sappiamo molto sul conto dell’uomo e quelle poche notizie che abbiamo ci arrivano dalla madre. Ho trovato che la donna sia un personaggio abbastanza positivo. Tenta di aiutare il figlio come può, insegnandogli a leggere e spingendola a farsi degli amici. È il personaggio che più ha viaggiato e ci permette d’intravedere qualcosa oltre il paesino che conosce il protagonista. Forse se avesse fatto anche un cenno diverso verso il padre avrebbe potuto mostrarci una presa di posizione più forte. Invece sembra lasciarsi trascinare dagli eventi, senza mai essere incisiva.

Oltre alla famiglia del protagonista troviamo diversi personaggi che ci aiutano a capire meglio come sia il futuro descritto. Da quello che riusciamo a ricavare c’è ancora un governo centrale e sono possibili scambi commerciali. Le macchine, e più in generale la tecnologia, sono bandite e distrutte. Esistono alcune persona che vogliono continuare a usarle e il padre del protagonista è il tramite per realizzare questo desiderio. Come sia possibile e che tipo di macchine siano riattivabili non potremo mai saperlo.

La seconda parte della vicenda è quella che da il nome al libro e getta una luce inquietante sul futuro del protagonista. Scopriamo infatti che la relativa pace che ci ha accompagnato fino a questo momento è destinata a scomparire. Con un semplice atto impulsivo, assolutamente normale per un ragazzino come il protagonista, ci ritroviamo ad affrontare in poche pagine un tradimento e probabile un omicidio. Potrete saperne di più solo leggendo, ma anche arrivati all’ultima pagina avrete il dubbio su cosa sia accaduto realmente.

Consigliato a: chi immagina un futuro tra le campagne.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Fantascienza
Titolo: L’uomo del censimento
Curatore: China Miéville
Lunghezza: 192 pagine
Editore: Zona 42

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Real Mars – [Alessandro Vietti]

Real Mars

Trama: Ovunque è un paesaggio da dopobomba in un’immobilità che sa di preistoria.
Cartacce in balìa del vento.
Rumori di semafori che cambiano colore.
Brusio di insegne di centri commerciali.
Respiri di cani randagi sui marciapiedi umidi.
Per avere conferma che in questo mondo l’uomo ancora sopravvive, bisogna cercare i teleschermi accesi.
Le centinaia di milioni di persone che li guardano immobili sono uno sterminato esercito di terracotta incapace di reagire.
“Perché dovremmo spendere tutti questi soldi per andare su Marte, quando siamo così nella merda qui sulla Terra? Per molto tempo questa fu la domanda – anche un po’ irritante – che i giornalisti mi rivolgevano in continuazione alle conferenze stampa. E tutto il mio bla bla bla sulla scienza, la cultura, l’impresa, la Storia, la speranza convinceva pochi. Poi, quando tutto sembrava perduto, sopraggiunse un’altra risposta, che non diedi io, ma che d’incanto per la prima volta convinse tutti.
Non era per piantare una stupida bandiera. Né per cercare la vita extraterrestre. Né per vedere se un cielo può essere davvero rosa. E nemmeno per fotografare l’impronta della suola di uno scarpone sulla sabbia rossa. O meglio, a me piace pensare che furono tutte queste e molte altre cose insieme. Ma il motivo per cui spendemmo tutti quei soldi per andare su Marte fu uno solo: emozionarci.
E alla fine ci emozionammo. Troppo.”
da Mars Show di Jeremiah Kunitsch
“Cosa stai aspettando? Sali anche tu sulla Europe 1 insieme a Konstantin, Ettore, Ulrike e Therèse e lasciati trasportare nelle remote profondità dello spazio! Spingiti anche tu là dove nessuno è mai giunto prima! Perché a bordo puoi esserci anche tu, a vivere con loro la più grande avventura della storia dell’umanità. Non perdere l’occasione di una vita. Abbonati a Real Mars!”
da un promo di Real Mars

La mia recensione
Immaginate di poter seguire sul vostro televisore una missione spaziale verso Marte. Grazie alla pubblicità, agli sponsor e ai vari gadget, i fondi per compiere questa impresa sono stati finalmente raccolti e ora potete godervi questa avventura a ogni ora del giorno e della notte.

Per gli astronauti non è di certo una passeggiata, perché oltre allo stress di dover affrontare un viaggio verso l’ignoto, ora devono gestire anche collegamenti con la Terra con i vari talk show. Considerando i drammi che succedono in un normale reality, non possiamo che incrociare le dita e sperare che stavolta tutto vada per il meglio. La tensione però è costante, perché il minimo imprevisto viene analizzato non solo dagli esperti, ma anche dalla gente comune, che ha sempre qualcosa da ridire sul comportamento degli astronauti.

Mi è piaciuto come il comportamento dei quattro sia realistico, con attacchi di panico e momenti di rabbia. Ognuno di loro è protagonista del libro e al tempo stesso è rimane sullo sfondo. Il viaggio e le emozioni che suscita nella gente è la parte fondamentale nella trama, andando a conquistare ogni singola pagina. Le azioni degli astronauti sono infatti analizzare a fondo, giudicate e messe sempre sotto osservazione. Con il passare dei capitoli, il fatto che siano diretti verso Marte passa in secondo piano, mentre ci si concentra sempre di più sulla vita di tutti i giorni a bordo della navetta.

Da un lato mi sarei aspettata che gli astronauti siano in grado di gestire la pressione in ogni momento, visto il duro addestramento a cui sono sottoposti prima di partire. Invece scopriamo un lato umano, che forse si manifesta nel momento peggiore possibile, che mette a rischio l’intera missione. In un ambiente così piccolo come un razzo diretto verso Marte, dove il minimo errore rischia mettere in pericolo tutta la missione, farsi trascinare dalle emozioni può infatti risultare mortale.

Consigliato a: chi vorrebbe sapere tutto di una missione spaziale.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Fantascienza
Titolo: Real Mars
Curatore: Alessandro Vietti
Lunghezza: 286 pagine
Editore: Zona 42

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Una serie di sfortunati eventi: L’atroce accademia – [Lemony Snicket]

L'atroce accademia

Trama: Violet, Klaus e Sunny Baudelaire sono ragazzi intelligenti e pieni di risorse, e probabilmente vi aspettate che vadano molto bene a scuola. Sbagliato. Per i Baudelaire la scuola si rivela essere un altro sfortunato evento nelle loro vite già abbastanza infelici. Non posso tacerlo, nei capitoli di questa storia spaventosa i bambini affronteranno fastidiosi granchi, severe punizioni, un fungo sgocciolante, esami finali, il programma d’allenamento crampo, e il sistema metrico decimale. E’ mio preciso dovere stare sveglio tutta la notte a indagare e a scrivere la storia di questi tre sventurati giovani, ma per voi sarà forse più gradevole trascorrere una buona notte di sonno. In tal caso vi conviene scegliere un altro genere di libro.

La mia recensione
I fratelli Baudelaire stavolta devono affrontare una scuola fuori dal comune, un po’ come tutte le vicissitudini che capitano a loro. Forse però hanno trovato dei validi alleati in grado di aiutarli nei momenti più difficili.

I due fratelli maggiori adorano studiare, ma forse nell’accademia a cui sono stati inviati non troveranno esattamente quello che cercano. In primis gli insegnanti non sono interessati a trasmettere nuove conoscenze, ma preferiscono richiedere agli studenti d’imparare delle inutili nozioni a memoria. Il preside della scuola poi è egocentrico e interessato solo a sé stesso, senza curarsi del benessere dei suoi studenti. E come se non bastasse, il conte Olaf può intrufolarsi di nuovo nelle loro vite imbrogliando di nuovo gli adulti.

Violet e Klaus sono quelli che soffrono di più la situazione in cui si trovano. Sunny infatti è una bambina, che può godere dall’affetto incondizionato due fratelli maggiori. Violet in particolare si sente obbligata a sostenere e a proteggere gli altri, vista anche la promessa fatta ai genitori. Nel collegio in cui si trovano però per la prima volta sente incombere su di loro il pericolo senza che possa fare niente per evitarlo.

Per questo l’arrivo dei fratelli Pantano è davvero propizio, in quanto permette ai Baudelaire di trovare qualcuno con cui confidarsi. I loro nuovi amici hanno infatti un’età simile alla loro e sono disposti a credere alle loro parole, senza ignorarle come succede di solito. Sarebbe bello scoprire qualcosa su di loro nei prossimi libri, perché l’amicizia tra questi orfani potrebbe portare a risultati incredibili visto le doti di ogni ragazzo.

Il conte Olaf compare come al solito per disfare qualsiasi sembianza di normalità nella vita dei nostri piccoli protagonisti. Considerando però che la scuola a cui sono stati mandati non è certo il luogo migliore in cui siano finiti i Baudelaire, il suo intervento serve almeno a garantire che il loro soggiorno qui sarà di breve durata.

Consigliato a: chi pensa che la scuola sia l’ambiente ideale per sviluppare le giovani menti.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Avventura
Titolo: L’atroce accademia
Autore: Lemony Snicket
Serie: Una serie di sfortunati eventi [5]
Lunghezza: 186 pagine
Editore: Salani

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I superstiti di Ridian – [Marta Duò]

I superstiti di Ridian

Trama: XXV secolo: la Terra è ormai un deserto di sabbia e ghiaccio e le nuove generazioni crescono su Ridian, pianeta prossimo al centro della Galassia. La guerra contro gli antichi abitanti lo ha reso un territorio ostile, in cui le colonie terrestri non sono più al sicuro. Sotto la cupola di Red City vivono Nerissa, studentessa destinata al ritorno sulla Terra, e Handel, professoressa che le impartisce lezioni clandestine di letteratura. Una missione inattesa le trascinerà nel terribile conflitto che ha devastato i due mondi. Al centro di uno scontro di civiltà, Nerissa dovrà scegliere tra le rassicuranti menzogne della sua vecchia vita e le atroci verità che le rivelerà Daar, giovane combattente determinato a porre fine all’epoca della colonizzazione umana.

La mia recensione
Un pianeta lontano e remoto è l’ambiente ideale in cui trovare due protagonisti così diversi tra loro e cercare di dare un senso alla loro vita. Entrambi dovranno rivalutare le loro idee, quando vedranno stravolti i loro principi morali.

Non aspettatevi però una storia in cui l’amore trionfa sulle diversità. I toni sono molto cupi fin dalle prime pagine e l’ambiente ostile che circonda i personaggi rende tutto molto difficile.

Nerissa, la studentessa umana che conosciamo nelle prime pagine, è molto ingenua e senza un carattere forte, necessario per poter emergere nella nuova società. Pensa di essere una piccola ribelle, perché ogni tanto non segue gli schemi imposti dall’alto ma tenta di pensare con la sua testa. Peccato che non sappia nulla della società che la circonda, non avendo mai messo in dubbio quanto le viene insegnato a scuola. La sua fiducia incrollabile nelle persone che ritiene sue confidenti non le permette di capire che forse il sentimento non è ricambiato.

Di tutt’altra pasta è Handel, professoressa che si atteggia a grande amica degli studenti. Questo personaggio mi è piaciuto ancora meno di Nerissa. Nonostante si atteggi da prima donna e metta i piedi in testa a tutti, nessuno la contraddice o le rinfaccia il suo comportamento. Le sue azioni sono ambigue, cosa che ci porta a dubitare delle sue reali intenzioni fin da subito. Ma senza la sua comparsa, la storia non avrebbe avuto lo sviluppo necessario per permettere a Nerissa di far la conoscenza di Daar.

Il ragazzo assomiglia al pianeta che lo circonda. Ostile e pronto a combattere con le unghie e con i denti ogni singola intromissione nella sua vita. E’ orgoglioso delle sue azioni ed è pronto a sacrificare la vita per la causa, ma forse non ha compreso a fondo per chi sta combattendo e a cosa sta rinunciando.

Mi sarebbe piaciuto leggere qualche scorcio aggiuntivo del territorio di Ridian. Il pianeta sembra morto e devastato, ma forse un occhio attento e nativo potrebbe scoprire un indizio per ritrovare la vita.

Consigliato a: chi vuole leggere un punto di vista diverso sulla conquista aliena.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Fantascienza
Titolo: I superstiti di Ridian
Curatore: Marta Duò
Lunghezza: 200 pagine
Editore: Plesio Editore

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Il sangue nero dei Romanov – [Dora Levy Mossanen]

Il sangue nero dei Romanov

Trama: Darja ha 104 anni ed e ancora una donna bellissima e dal fascino misterioso. Vive in un antico e fatiscente palazzo e intorno a lei svolazza sempre un nugolo di farfalle. Nessuno sa con certezza chi sia in realtà: l’unico indizio relativo al suo passato è un preziosissimo ciondolo, un uovo Fabergé tempestato di diamanti e pietre preziose da cui non si separa mai. Ha dei poteri soprannaturali e racconta di essere stata la tutrice del piccolo Aleksej, l’erede al trono dei Romanov. È passato quasi un secolo da quando la Rivoluzione ha annegato nel sangue il fasto e la ricchezza degli zar: i membri della famiglia reale sono stati uccisi, il loro nome dannato, i simboli del potere distrutti, eppure pare che Aleksej sia scampato all’eccidio… Darja non lo ha mai dimenticato e quando riceve una convocazione urgente da parte dell’Associazione della nobiltà russa le sue speranze riprendono corpo…

La mia recensione
Le leggende sui Romanov hanno sempre il loro fascino, anche se la trama di questo libro è un po’ troppo ingarbugliata. Però immaginare l’atmosfera dell’epoca riesce a regalarci uno scorcio dello stile di vita ultra lussuoso dello Zar e della sua corte.

Darja è la protagonista del libro e ci accompagna in un viaggio tra passato e presente. La sua presenza alla corte degli zar è fondamentale per permetterci di scoprire i dietro scena della famiglia reale. La sua nascita è avvolta nella leggenda, un po’ come tutta la sua vita. Sembra possedere dei poteri magici, in grado di risolvere molte situazioni in apparenza disperate. Il suo rapporto con il piccolo Aleksej è quasi materno, con un legame che si forma prima ancora che lui nasca.

Per questo, una volta caduto lo zar, la protagonista non si arrende nella ricerca di eventuali sopravvissuti. Nella realtà sappiamo che tutta la famiglia dei Romanov non è sopravvissuta, ma nel libro ci piace immaginare un finale alternativo, dove la speranza non è mai sopita. L’ideale di Darja sulla monarchia non si lascia influenzare da niente e da nessuno. Lei ha vissuto una vita privilegiata, a diretto contatto con il lusso, e anche quando attraversa tempi bui non vede l’ora che gli zar siano ripristinati al potere.

Mi è piaciuto il suo non arrendersi mai, ma a volte la trama del libro risulta fin troppo complicata. Tra i rivoluzionari, i falsi pretendenti al trono e nani come servitori non si capisce bene dove voglia portarci l’autrice. Si nota molta nostalgia da parte di Darja per i vecchi tempi, al punto da influenzare ogni sua mossa. Con questo legame troppo forte con il passato, il suo futuro sembra ormai allontanarsi sempre più.

Consigliato a: chi non si arrende mai per inseguire il proprio passato.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Storico
Titolo: Il sangue nero dei Romanov
Autore: Dora Levy Mossanen
Lunghezza: 351 pagine
Edizione: Cartaceo
Ebook
Editore: Newton Compton

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L’incubo di Hill House – [Shirley Jackson]

L'incubo di Hill House

Trama: Chiunque abbia visto qualche film del terrore con al centro una costruzione abitata da sinistre presenze si sarà trovato a chiedersi almeno una volta perché le vittime di turno (giovani coppie, gruppi di studenti, scrittori alla vana ricerca di ispirazione) non optino, prima che sia troppo tardi, per la soluzione più semplice – e cioè non escano dalla stessa porta dalla quale sono entrati, allontanandosi senza voltarsi indietro. Bene, a tale domanda, meno oziosa di quanto potrebbe parere, questo romanzo di Shirley Jackson – il suo più noto – fornisce una risposta, forse la prima. Non è infatti la fragile, sola, indifesa Eleanor Vance a scegliere la Casa, dilatando l’esperimento paranormale in cui l’ha coinvolta l’inquietante professor Montague molto oltre i suoi presunti limiti. È piuttosto la Casa – con la sua torre buia, le porte che sembrano aprirsi da sole, le improvvise folate di gelo – a scegliere, per sempre, Eleanor Vance. E a imprigionare insieme a lei il lettore, che tenterà invano di fuggire da una costruzione romanzesca senza crepe, in cui – come ha scritto il più celebre discepolo della Jackson, Stephen King – «ogni svolta porta dritta in un vicolo buio».

La mia recensione
Una casa stregata può influenzare le menti dei suoi abitanti oppure è solo l’immaginazione umana che fa percepire i fantasmi? In questa storia da brividi troviamo tutti gli ingredienti giusti per scoprirlo.

Se vi arrivasse un invito per un soggiorno studio in una casa per analizzare dei fenomeni paranormali, il mio consiglio è quello di evitare di accettarlo. Purtroppo Eleanor decide di ribellarsi alla sua famiglia e di scappare attirata dal professor Montague, come se potesse così risolvere tutti i suoi problemi. La famiglia di Eleanor non invoglia di certo un dialogo aperto, visto che la sorella la tratta come una bambina e la madre invece la sfruttava come una badante. Al minimo spiraglio di libertà decide di imbarcarsi in una situazione più grande di lei, che non riesce a gestire.

La casa che si ritrova di fronte è inquietante già dalla facciata. E’ stata progettata con un macabro stile, che non rispetta nessuna delle normali convenzioni, dalla posizione delle porte alla dimensione delle stanze. Diventa molto semplice così lasciarsi trasportare dall’immaginazione, attribuendo un significato sovrannaturale a ogni elemento fuori dall’ordinario che si incontra.

Di spettri veri e propri, che il professor Montague si aspetta di trovare, non c’è traccia nel libro. Ci sono però alcune scene che ci coinvolgono a tal punto da farci dubitare di cosa sia reale e cosa invece non lo sia. Gli altri personaggi della vicenda non migliorano certo il clima, perché sono troppo incentrati sui loro problemi o abitudinari per fare caso a come Eleanor sia influenzata dagli eventi.

Tra le scene più adrenaliniche del libro inserisco sicuramente tutte quelle svolte nel giardino della casa. Dentro infatti le stanze contribuisco all’atmosfera cupa e in certo senso siamo pronti a tutto quello che potrebbe succedere. All’esterno invece non ci aspetteremmo problemi di alcuna sorta, ma invece scopriamo che anche un ruscello può nascondere qualcosa di oscuro.

Consigliato a: chi non teme le stanze buie.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Horror
Titolo: L’incubo di Hill House
Autore: Shirley Jackson
Lunghezza: 233 pagine
Edizione: Ebook
Copertina flessibile
Editore: Adelphi

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La funesta finestra – [Lemony Snicket]

La funesta finestra

Trama: Cari lettori,
gli orfani Baudelaire sono graziosi e intelligenti, ma la loro vita, mi spiace dirlo, è piena di sfortuna. Se non sopportate storie contenenti uragani, vestiti che pungono, zuppe di cetriolo fredde, individui repellenti, allora questi libri vi getteranno nel più totale sconforto. È mio triste dovere stare sveglio di notte a indagare su questi tre sventurati giovani, ma se voi preferite dormire sonno tranquilli, vi conviene scegliere un altro genere di libro.
Con il dovuto rispetto,
Lemony Snicket
IN QUESTO TERZO ORRIBILE EPISODIO fin dall’inizio capiamo come andrà a finire. Immaginate di abitare presso una vecchia zia fissata con la grammatica che vi propina cene disgustose e vive in una casa diroccata a picco su un lago infestato da mignatte feroci… Bello vero?

La mia recensione
Ecco di nuovo i tre orfani più sfortunati alle prese con un ennesimo schema del conte Olaf. Saranno pronti ad affrontare una nuova sfida così ravvicinata alla loro recente perdita?

Come in tutti gli altri libri, anche stavolta dovranno conoscere un nuovo parente che dovrebbe prendersi cura di loro. Per ironia della sorte finiscono una casa di una zia che è terrorizzata da tutto, ma abita in una casa in cui un incidente può avvenire facilmente. E quando il conte Olaf fa la sua comparsa, non possiamo aspettarci nessuna collaborazione da parte di questa zia.

I tre Baudelaire riescono ad affrontare stoicamente tutte le vicissitudini che li colpiscono, ma si sente un po’ di tristezza per il loro futuro. Essere continuamente affidati a persone diverse, che non si rivelano in grado di aiutarli, sta minando la loro fiducia negli adulti. Sunny è troppo piccola per lasciarsi influenzare dagli eventi, ma i due fratelli maggiori sono a volte esasperati.

Il signor Poe come al solito si rivela pressoché inutile, visto che non riesce mai a intervenire al momento giusto. Come tutore è stata la scelta peggiore che i genitori dei protagonisti potessero fare. Noi possiamo solo conoscerli attraverso il ricordo dei tre ragazzi, ma sembravano in gamba e pronti a tutto per i loro figli. Forse se avessero avuto più presenza di spirito nel nominare il loro tutore molte delle sfortune dei Baudelaire sarebbero state evitate.

Il conte Olaf non demorde nella sua ricerca costante di strattagemmi per ottenere il patrimonio degli orfani. Visto l’impegno che ci sta mettendo, la cifra deve essere veramente consistente, altrimenti non sarebbe giustificabile. Il sentore che ci sia qualcosa dietro di più profondo si fa ormai strada, perché non possono essere solo i soldi a spingere un uomo a inseguire tre orfani per tutto il paese.

Consigliato a: chi non ha paura di nuotare.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Avventura
Titolo: La funesta finestra
Autore: Lemony Snicket
Serie: Una serie di sfortunati eventi [3]
Lunghezza: 112 pagine
Edizione: Ebook
Copertina flessibile
Editore: Salani

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Il ristorante dell’amore ritrovato – [Ito Ogawa]

Il ristorante dell'amore ritrovato

Trama: Ringo, una ragazza che lavora nelle cucine di un ristorante turco di Tokyo, rientra una sera a casa con l’intenzione di preparare una cena succulenta per il suo fidanzato col quale convive da un po’. Con suo sommo sgomento, però, scopre che l’appartamento è completamente vuoto. Niente televisore, lavatrice, frigorifero, mobili, tende, niente di niente. Spariti persino gli utensili in cucina, il mortaio di epoca Meiji ereditato dalla nonna materna, la casseruola Le Creuset acquistata con la paga del suo primo impiego, il coltello italiano ricevuto in occasione del suo ventesimo compleanno. E, soprattutto, sparito il fidanzato indiano, maître nel ristorante accanto al suo, un ragazzo con la pelle profumata di spezie.
Lo choc di Ringo è tale che resta impietrita al centro della casa desolatamente vuota, la voce che non le esce più dalla bocca. Decide allora di ritornare al villaggio natio, dove non mette più piede da quando, quindicenne, è scappata di casa in un giorno di primavera.
Là, appartata nella quiete dei monti, matura il suo dolore. Una mattina, però, osservando il granaio della casa materna, Ringo ha un’idea singolare per tornare pienamente alla vita: aprire un ristorante per non più di una coppia al giorno, con un menu ad hoc, ritagliato sulla fisionomia e i possibili desideri dei clienti.
Con l’aiuto del valente Kuma-san, l’ex factotum della scuola elementare del villaggio, il cui cuore è stato infranto dalla bella Shiñorita, un’argentina scappata in città, Ringo risistema il granaio. Pareti tinteggiate d’arancio, posate di epoca vittoriana e di epoca Taish e, nel giro di qualche mese, il Lumachino, così la ragazza battezza il ristorante, apre i battenti.
La prima cliente è la Concubina, la triste amante di un influente politico locale, passato a miglior vita diversi anni prima. Sulla tavola, in un tripudio di colori, odori e bontà senza pari, si alternano piatti gustosissimi che attingono alle cucine più famose: giapponese, italiana, cinese e francese su tutte. L’indomani, la Concubina, agghindata di solito a lutto con una lunga veste nera, passeggia con un cappotto rosso fuoco e un magnifico colbacco di pelliccia, e il suo atteggiamento schivo ha lasciato spazio a una marcata allegria. La medesima cosa accade a tutti i clienti del Lumachino: una ragazza riesce a fare innamorare di sé l’ex compagno di classe che l’aveva sempre ignorata, una coppia gay in fuga d’amore tra i monti trasforma il soggiorno in una luna di miele, un uomo burbero e scorbutico diventa un gentiluomo e così via. In breve, la notizia della magia del Lumachino si diffonde in tutto il circondario, e il successo è così garantito, poiché tutti vogliono sedersi alla tavola del ristorante dell’amore ritrovato.

La mia recensione
Il libro che dovrebbe promuovere l’amore del cibo e della cucina che risveglia i cuori, si rivela invece un susseguirsi di ricette ed eventi casuali che la protagonista affronta senza la minima consapevolezza. Nelle prime pagine il libro non è male, ma alla fine si rivela un mezzo disastro.

Partiamo dal ristorante vero e propri, che viene ricavato da un vecchio capanno abbandonato. La protagonista riesce ad arredarlo senza troppi sforzi, rendendolo rustico ma confortevole. Peccato che per la cucina, che dovrebbe occupare un ruolo fondamentale al centro della storia, vengono spese solo poche parole. La preparazione degli ingredienti segue delle tradizioni che non sono propriamente nostre e alcuni dettagli mi hanno fatto un po’ storcere il naso. Far macerare le verdure per esempio, al posto che usarle fresche, non è proprio il massimo del sapore a cui siamo abituati.

La protagonista non parla per buona parte del romanzo, il perché lo scoprirete solo leggendo, ma riesce in qualche modo a esprimersi lo stesso. Il suo silenzio rende alcuni tratti in po’ monotoni, perché quando ci dovrebbe essere un confronto c’è invece un atteggiamento molto passivo. Per quanto la vita della protagonista sia abbastanza movimentata, lei scegli di lasciarsi scorrere addosso gli eventi, senza intervenire per prendere le redini del suo futuro.

Il finale è abbastanza forte e sconclusionato, come se appartenesse a una storia diversa rispetto a quanto abbiamo letto fino a questo momento. Non permette di approfondire meglio cosa passa per la testa alla nostra protagonista, che affronta una rivelazione dietro l’altra senza scomporsi. Sembra addirittura che non abbia imparato nulla dalle vicissitudini che le sono capitate, ma continuerà la sua vita come ha sempre fatto.

Consigliato a: per chi apprezza la cucina esotica.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Narrativa
Titolo: Il ristorante dell’amore ritrovato
Autore: Ito Ogawa
Lunghezza: 191 pagine
Edizione: Cartaceo
Editore: Neri Pozza

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