La guardia, il poeta e l’investigatore – [Jung-Myung Lee]

La guardia, il poeta e l'investigatore

Trama: Nel 1944 la Corea è sotto l’occupazione giapponese, e nella prigione di Fukuoka non si permette ai detenuti coreani di usare la propria lingua. Un uomo, una guardia carceraria, viene trovato brutalmente assassinato, e un giovane collega dall’animo sensibile e letterario viene incaricato di condurre l’indagine e trovare il colpevole. La vittima era temuta e odiata per la sua brutalità, ma quando l’improvvisato investigatore avvia la sua inchiesta interrogando custodi e detenuti, ricostruendo poco a poco i movimenti degli ultimi mesi, un diverso e sorprendente scenario si impone alla sua attenzione. Dall’inchiesta sull’uomo emerge il passato di un povero analfabeta orfano dei genitori, il faticoso riscatto attraverso il lavoro, la carriera nella prigione, la scoperta di una passione inaspettata, il ruolo di «censore» con l’incarico di controllare la corrispondenza in entrata e in uscita dal carcere. E soprattutto il legame con un detenuto particolare, un famoso poeta coreano, autore di scritti sovversivi. E proprio attorno al poeta ruota l’intera vicenda: nel corso dei suoi interrogatori il giovane si trova a parlare sempre di più con il prigioniero e, come prima di lui la guardia assassinata, a immergersi in un dialogo fatto di letteratura, d’arte, di libertà. Si scopre a desiderare la bellezza dei suoi versi clandestini, a subire il potere eccitante e al tempo stesso rasserenante della parola poetica.
Calibrando suspense e ricostruzione storica, dolore e dolcezza, il romanzo dipinge un universo di contrasti: le condizioni dei detenuti obbligati ad abolire il proprio nome, la costante violenza fisica e psicologica alla quale sono sottomessi, il raggio di luce dei poemi del poeta realmente esistito Yun Dong-ju le cui parole diventano merce di contrabbando, balsamo di speranza, sfida provocatoria e coraggiosa alla crudeltà degli esseri umani.

La mia recensione
Una storia triste, che però racchiude un minimo di speranza per il futuro, ci racconta in maniera romanzata la prigionia dei coreani durante la seconda guerra mondiale. Si mescolano insieme tre grandi personaggi, che con il loro carisma catturano la nostra attenzione fin dalle prime pagine.

Il primo che scopriamo è l’investigatore del titolo, un ragazzo giapponese che si ritrova a fare da guardia carceraria. Nelle fredde mura del carcere scoprirà come la crudeltà degli uomini è senza fine. Il suo animo gentile purtroppo sarà più volte messo alla prova dalle terribili vicende a cui dovrà assistere, senza riuscire a trovare il coraggio per ribellarsi.

Il poeta citato anche nel titolo è Yun Dong-ju, realmente esisto, i cui componenti sono sparsi tra le pagine del libro. La sua delicatezza e l’originalità delle sue parole ci colpisce fin da subito. E’ incredibile come in poche righe sia in grado di suscitare dei forti sentimenti. La sua abilità con le parole è la sua dote più forte, cosa che emergerà in più punti del romanzo.

La guardia carceraria è l’ultimo dei personaggi che ritroviamo all’interno della trama. Anche se è presente fin dalle prime pagine, scopriamo qualcosa su di lui solo verso la fine del romanzo. E’ un personaggio ambivalente, che ci mostra un lato del suo carattere per un istante per poi seppellirlo sotto una facciata di crudeltà e spietatezza.

Queste tre persone ci faranno affrontare un dramma sconvolgente, che iniziamo a intuire dopo la seconda parte del libro. E’ bene mettere in chiaro che non ci sarà un lieto fine, visto che già in apertura della storia siamo messi di fronte a una dura realtà. Quando comprendiamo veramente cosa sta per succedere è come ricevere un colpo allo stomaco, quasi facendoci desiderare di poter tornare indietro nel tempo e cambiare il corso della storia.

Consigliato a: per chi ha lo stomaco forte per affrontare le crudeltà del nostro passato.

Voto:
Stelle 4

Genere:
Narrativa
Titolo: La guardia, il poeta e l’investigatore
Autore: Jung-Myung Lee
Lunghezza: 400 pagine
Edizione: Cartaceo
Ebook
Editore: Sellerio

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Il ristorante dell’amore ritrovato – [Ito Ogawa]

Il ristorante dell'amore ritrovato

Trama: Ringo, una ragazza che lavora nelle cucine di un ristorante turco di Tokyo, rientra una sera a casa con l’intenzione di preparare una cena succulenta per il suo fidanzato col quale convive da un po’. Con suo sommo sgomento, però, scopre che l’appartamento è completamente vuoto. Niente televisore, lavatrice, frigorifero, mobili, tende, niente di niente. Spariti persino gli utensili in cucina, il mortaio di epoca Meiji ereditato dalla nonna materna, la casseruola Le Creuset acquistata con la paga del suo primo impiego, il coltello italiano ricevuto in occasione del suo ventesimo compleanno. E, soprattutto, sparito il fidanzato indiano, maître nel ristorante accanto al suo, un ragazzo con la pelle profumata di spezie.
Lo choc di Ringo è tale che resta impietrita al centro della casa desolatamente vuota, la voce che non le esce più dalla bocca. Decide allora di ritornare al villaggio natio, dove non mette più piede da quando, quindicenne, è scappata di casa in un giorno di primavera.
Là, appartata nella quiete dei monti, matura il suo dolore. Una mattina, però, osservando il granaio della casa materna, Ringo ha un’idea singolare per tornare pienamente alla vita: aprire un ristorante per non più di una coppia al giorno, con un menu ad hoc, ritagliato sulla fisionomia e i possibili desideri dei clienti.
Con l’aiuto del valente Kuma-san, l’ex factotum della scuola elementare del villaggio, il cui cuore è stato infranto dalla bella Shiñorita, un’argentina scappata in città, Ringo risistema il granaio. Pareti tinteggiate d’arancio, posate di epoca vittoriana e di epoca Taish e, nel giro di qualche mese, il Lumachino, così la ragazza battezza il ristorante, apre i battenti.
La prima cliente è la Concubina, la triste amante di un influente politico locale, passato a miglior vita diversi anni prima. Sulla tavola, in un tripudio di colori, odori e bontà senza pari, si alternano piatti gustosissimi che attingono alle cucine più famose: giapponese, italiana, cinese e francese su tutte. L’indomani, la Concubina, agghindata di solito a lutto con una lunga veste nera, passeggia con un cappotto rosso fuoco e un magnifico colbacco di pelliccia, e il suo atteggiamento schivo ha lasciato spazio a una marcata allegria. La medesima cosa accade a tutti i clienti del Lumachino: una ragazza riesce a fare innamorare di sé l’ex compagno di classe che l’aveva sempre ignorata, una coppia gay in fuga d’amore tra i monti trasforma il soggiorno in una luna di miele, un uomo burbero e scorbutico diventa un gentiluomo e così via. In breve, la notizia della magia del Lumachino si diffonde in tutto il circondario, e il successo è così garantito, poiché tutti vogliono sedersi alla tavola del ristorante dell’amore ritrovato.

La mia recensione
Il libro che dovrebbe promuovere l’amore del cibo e della cucina che risveglia i cuori, si rivela invece un susseguirsi di ricette ed eventi casuali che la protagonista affronta senza la minima consapevolezza. Nelle prime pagine il libro non è male, ma alla fine si rivela un mezzo disastro.

Partiamo dal ristorante vero e propri, che viene ricavato da un vecchio capanno abbandonato. La protagonista riesce ad arredarlo senza troppi sforzi, rendendolo rustico ma confortevole. Peccato che per la cucina, che dovrebbe occupare un ruolo fondamentale al centro della storia, vengono spese solo poche parole. La preparazione degli ingredienti segue delle tradizioni che non sono propriamente nostre e alcuni dettagli mi hanno fatto un po’ storcere il naso. Far macerare le verdure per esempio, al posto che usarle fresche, non è proprio il massimo del sapore a cui siamo abituati.

La protagonista non parla per buona parte del romanzo, il perché lo scoprirete solo leggendo, ma riesce in qualche modo a esprimersi lo stesso. Il suo silenzio rende alcuni tratti in po’ monotoni, perché quando ci dovrebbe essere un confronto c’è invece un atteggiamento molto passivo. Per quanto la vita della protagonista sia abbastanza movimentata, lei scegli di lasciarsi scorrere addosso gli eventi, senza intervenire per prendere le redini del suo futuro.

Il finale è abbastanza forte e sconclusionato, come se appartenesse a una storia diversa rispetto a quanto abbiamo letto fino a questo momento. Non permette di approfondire meglio cosa passa per la testa alla nostra protagonista, che affronta una rivelazione dietro l’altra senza scomporsi. Sembra addirittura che non abbia imparato nulla dalle vicissitudini che le sono capitate, ma continuerà la sua vita come ha sempre fatto.

Consigliato a: per chi apprezza la cucina esotica.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Narrativa
Titolo: Il ristorante dell’amore ritrovato
Autore: Ito Ogawa
Lunghezza: 191 pagine
Edizione: Cartaceo
Editore: Neri Pozza

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La filosofia spiegata con le serie TV – [Tommaso Ariemma]

La filosofia spiegata con le serie TV

Trama: La filosofia spiegata con le serie tv è un metodo originale e acuto di far conoscere i grandi pensatori del passato. Non si tratta di semplici e allegre divagazioni o di casuali coincidenze: è un’idea per imparare e far imparare in chiave contemporanea ciò che le più alte menti dell’Occidente hanno elaborato nel corso dei secoli, sul modello di quel genio che corrisponde al nome di Luciano De Crescenzo.
Oltre a Kant e Parmenide, scopriamo così Platone dietro lo specchio di Black Mirror, Aristotele che torna a nuova vita in The Walking Dead, Hobbes che si diverte a vedere realizzato il suo “tutti contro tutti” nel parco di Westworld, Spinoza che si siede di fianco a Jude Law quando The Young Pope approda sul trono vaticano e tanti altri ancora.

La mia recensione
Le serie TV moderne sono sempre più ricche di contenuti e idee, ma se guardate sotto un nuovo punto di vista possono svelare aspetti inattesi. Grazie a questo breve libro potremo scoprire come il pensiero dei filosofi più importanti, riscoprendo così come renderle più attuali.

L’analisi attraversa serie più vecchie, come Lost, fino ad arrivare a quelle più moderne, come Westeros o Game of Throne. Ogni nuovo episodio può far riflettere sul pensiero di Platone o Aristotele, creando una catena di congiunzione con gli antichi pensatori. Mi è piaciuta l’analisi di Lost, che all’epoca in cui l’avevo guardata non mi aveva del tutto soddisfatto, soprattutto il finale. L’autore riesce a trasmetterci una nuova interpretazione del senso dietro alla trama di questa serie così strana.

La bellezza delle serie TV moderne è proprio questa, la creazione di un universo narrativo che oltre a raccontare una storia scatena nello spettatore un momento di ragionamento continuo. Non ci si può aspettare che la trama sia ricca di avvenimenti e che le immagini ci colpiscano con effetti speciali e ottima interpretazione. Gli spettatori ormai sono abituati ad avere un prodotto di alto livello, che tramite le storie rappresentate riesca a trasmettere un punto di vista diverso sulla realtà.

Se questa freschezza di interpretazione della filosofia è trasmessa anche in un’aula di scuola, è possibile che questa materia riesca ad attirare nuovo interesse anche per gli studenti più restii.

Consigliato a: per riscoprire la filosofia.

Voto:
Stelle 4

Genere:
Narrativa
Titolo: La filosofia spiegata con le serie TV
Autore: Tommaso Ariemma
Lunghezza: 94 pagine
Edizione: Cartaceo
Ebook
Editore: Mondadori

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Il viaggio che mi ha cambiato la vita – [Jen Malone]

Il viaggio che mi ha cambiato la vita

Trama: La diciassettenne Aubree ha sempre idolatrato la sua avventurosa e perfetta sorella maggiore, anche se è sempre stata più che contenta di seguire le sue peripezie per il mondo dalla confortevole casetta dove vive insieme ai genitori adoranti. Così, quando Elizabeth si mette “un tantino nei guai” per la prima volta in vita sua – per coprire Aubree per giunta – e ha bisogno davvero dell’aiuto dell’impacciata sorellina, Bree ne è lusingata, ma rimane irremovibile. Non potrebbe mai, in nessun modo, riuscire a fare quello che le chiede Elizabeth: impersonare la sorella, uscita fresca fresca dal college, per tutta l’estate, così che possa guadagnarsi la raccomandazione che le serve per aggiudicarsi il lavoro dei sogni. No, no, no! Non accadrà mai. Soprattutto dal momento che il lavoretto estivo di Elizabeth consiste nel fare da guida per un tour in pullman. Un tour in pullman attraverso l’Europa. Un tour in pullman attraverso l’Europa per anziani. Tutto ciò, ovviamente, molto prima di sapere del figlio super-carino (e non anziano) dell’organizzatrice. Bree sarebbe pazza ad accettare. O, no?

La mia recensione
Questo libro mi ha stupita per la freschezza con cui racconta un viaggio turistico tra le capitali europee, nonostante una protagonista che vorresti prendere a schiaffi ogni due pagine. Aubree è timorosa di tutto, non si è mai allontanata da casa, non ha mai viaggiato e preferisce essere coccolata dai genitori che affrontare il mondo esterno. Prova una grande invidia per la sorella maggiore, che ritiene perfetta, e per questo si lascia convincere a mettere in scena una bugia. Già questo dettaglio dovrebbe farle capire che la sorella non è così brava e innocente, visto che in poche settimane riesce a inventarsi uno stratagemma per farsi sostituire da Aubree in un tour in Europa. Ovvio che la protagonista ha qualche difficoltà ad ambientarsi all’estero, ma pian piano inizia a scoprire che il mondo è vario e stupendo e non si deve avere paura di affrontarlo. Durante i vari capitoli Aubree dovrà affrontare varie difficoltà, ma la più grande sarà continuare a mentire ai partecipanti del tour e a Sam, il ragazzo di cui si sta pian piano innamorando.

Infatti, oltre alla scoperta che le piace viaggiare, la protagonista dovrà affrontare anche la prima cotta amorosa, per un ragazzo più grande di lei. La relazione tra i due sembra quasi una storia estiva, che nasce da uno semplice scambio di battute. Sam e Aubree non hanno nulla in comune, se non fosse per la giovane età rispetto al resto dei partecipanti al tour. Eppure riescono ad andare d’accordo fin da subito e si capisce che, se riusciranno a superare le bugie di Aubree, potranno avere un futuro insieme.

I vecchietti che li accompagnano attraverso l’Europa sono troppo simpatici. C’è il professore istruito, che ha una visione romantica della vita ma nasconde però un lato estroso, l’anziana signora che vorrebbe godersi la vita ma è troppo timorosa, e la coppietta sempre innamorata anche dopo cinquant’anni di matrimonio. Con un gruppo così, di sicuro Aubree avrà il suo bel daffare per riuscire a portare a termine il tour come vorrebbe la sorella. Oppure può trovare una sua via, esprimendo finalmente la sua personalità.

Consigliato a: chi vuole esplorare il mondo senza paura.

Voto:
Stelle 4

Genere:
Narrativa
Romantico
Titolo: Il viaggio che mi ha cambiato la vita
Autore: Jen Malone
Lunghezza: 352 pagine
Edizione: Copertina rigida
Editore: HarperCollins Italia

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Lo stravagante mondo di Mr. Fergesson – [Philip K. Dick]

Lo stravagante mondo di Mr. Fergesson

Trama: California, fine anni Cinquanta: una sorta di terra promessa già alle prese con il mito postbellico dello sviluppo economico e della crescita urbana, dove la questione razziale è ancora aperta. Jim Fergesson e Al Miller sono, o credono di essere, amici. Il primo è un meccanico avanti con l’età, amareggiato dalla vita, che da anni affitta al secondo un lotto di terra adiacente alla sua officina, in cui Miller vende auto usate, relitti rabberciati alla meglio. Un lavoro misero e frustrante che però gli basta, dal momento che è un uomo privo di ambizioni. Ma un giorno Fergesson decide di chiudere bottega e di andare in pensione, utilizzando i soldi ricavati dalla vendita per inseguire un sogno di grandezza. è un brutto colpo per Miller, perennemente incapace di scuotersi dalla sua apatia esistenziale e lacerato da conflitti interiori; e così il suo fragile castello crolla. Uno prova a salire, l’altro a non sprofondare del tutto, ma il nuovo miraggio americano non permette approssimazioni e non lascia spazio ai perdenti. Come Humpty Dumpty, il goffo personaggio di Alice in Wonderland che cade e finisce in pezzi, entrambi pagheranno sulla propria pelle, sia pure in modo diverso, la colpa della loro precaria fragilità.

La mia recensione
La paranoia è il tratto saliente del libro, in grado di condizionare la vita di molte persone. La storia è così lineare che però non si capisce da dove possa scaturire questa ricerca spasmodica del sotterfugio e delle attività clandestine, visto che non c’è nessun indizio che faccia pensare a qualche comportamento losco.

Il libro è raccontato sotto diversi punti di vista, che corrispondono ai due personaggi principali della vicenda. Tutto ruota attorno a Jim Fergesson e alla sua (sfortunata) idea di andare in pensione. Il merito dell’autore è aver saputo costruire un a vicenda così intricata basandosi su un evento molto semplice. Noi assistiamo impotenti a una serie di avvenimenti che vanno a complicarle la vita del protagonista, senza un vero motivo. Tutti gli altri personaggi sono mossi da interessi personali, che sembrano risvegliarsi quando la decisione di Jim interrompe la monotonia delle loro vite.

Peccato però che lo stile di scrittura non sia decisamente nelle mie corde. I capitoli cambiano punto di vista, trasportandoci nella testa dei diversi personaggi e influenzando la narrazione con i loro pensieri strani. Nessuno riesce ad accettare le decisioni degli altri, ma ricercano un secondo fine che potrebbe spiegare il loro comportamento. Questo stile trasmette molta tensione, perché rimaniamo in attesa che succeda qualcosa, la grande rivelazione che tutti sembrano aspettare. Peccato che però non si trovi un vero sfogo, ma la storia finisca all’improvviso, sgonfiandosi in pochi istanti.

Consigliato a: chi riesce a superare la monotonia della vita quotidiana.

Voto:
Stelle 2

Genere:
Narrativa
Titolo: Lo stravagante mondo di Mr. Fergesson
Autore: Philip K. Dick
Lunghezza: 237 pagine
Edizione: Copertina flessibile
Ebook
Editore: Fanucci

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Memorie di un vecchio giardiniere – [Reginald Arkell]

Memorie di un vecchio giardiniere

Trama: Nato sul finire dell’era vittoriana, Bert Pinnegar è un orfanello goffo e impacciato con una gamba più lunga dell’altra. Dopo aver trascorso l’infanzia tra i campi a raccogliere fiori selvatici e a evitare contadini arrabbiati, a quattordici anni Bert inizia il suo apprendistato come giardiniere di una nobile dimora e, nel corso degli anni, ne diventa il leggendario capo giardiniere soprannominato “Il Vecchio Gramigna”. La sua fama valica i confini della tenuta, egli è il giudice più stimato in qualsiasi competizione florovivaistica nonché il mago delle coltivazioni più bizzarre: le sue fragole in Aprile sono proverbiali, così come alcune varietà di fiori dai colori inimitabili, frutto di un’attenta e puntigliosa cura che lo porta spesso ad ingaggiare vere e proprie dispute sulla fioritura delle begonie. Inframmezzato da piccole perle di saggezza sulla cura delle piante, questo romanzo è non solo un intelligente e comico ritratto di un personaggio che ricorderà ai lettori il maggiordomo Jeeves, ma anche un omaggio tenero e nostalgico alla vita di campagna e all’arte del giardinaggio visti attraverso settant’anni di cambiamenti sociali.

La mia recensione
Se amate i fiori e le piante, allora troverete uno spirito affine nel protagonista di questa storia. Percorreremo la trama del libro, scandita dalle stagioni di un giardino fiorito e sempre curato nei minimi dettagli, e la crescita del protagonista da bambino emarginato a saggio anziano. Seguiamo i primi rozzi esperimenti di Herbert, che trova nei fiori un vero e proprio sbocco professionale.

Effettivamente ha una vera e propria abilità con le piante e riesce a rendere semplice anche la coltivazione delle fragole precoci. I fiori che coltiva non sono troppo strani o rari, a parte qualche eccezione, ma la passione che ci mette è veramente grande. I suoi studi non sono molto tecnici, ma si basano sull’esperienza pratica e sugli anni di lavoro. Herbert affronta tutti i passaggi della gavetta e viene promosso solo grazie al suo impegno quotidiano. Non si può certo dire che faccia carriera per le sue conoscenze, perché lui è un figlio adottato da gente semplice. Il rapporto che però si stabilisce con la padrona della Villa in cui lavora è molto tenero, mostrandoci così un lato inaspettato di questo giardiniere tutto d’un pezzo.

La scrittura è scorrevole, raccontata sempre dalla voce narrante di Herbert. Scopriamo così le sue avventure e i suoi sentimenti, sia nei momenti di gioia che in quelli di tristezza. Mi piace il suo atteggiamento molto pratico nella vita di tutti i giorni. Secondo Herbert la cosa più importante è fare bene il proprio lavoro, assecondando i padroni della Villa, ma senza lasciargli commettere degli sbagli. Il suo incontro con i giardinieri alle fiere e ai convegni gli rivela un mondo vasto e diverso rispetto al suo paesini di campagna, ma nonostante questo non inspira in lui la voglia di viaggiare. Lui si accontenta di coltivare le sue piante e di rendere il giardino sempre più bello e ordinato e soffre se non riesce a svolgere al meglio il suo lavoro. Non si può che ammirare questo spirito così mite ma allo stesso tempo in grado di coltivare dei fiori dalla dura terra ghiacciata.

Consigliato a: chi adora osservare i fiori sbocciare.

Voto:
Stelle 4

Genere:
Narrativa
Titolo: Memorie di un vecchio giardiniere
Autore: Reginald Arkell
Lunghezza: 137 pagine
Edizione: Copertina flessibile
Ebook
Editore: Elliot

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Seguendo la stella – [Andrea Vitali]

Seguendo la stella

Trama: Per la gioia di una bambina, la piccola Hende, figlia del borgomastro Hubert Hanke, un intero paese del Canton Ticino si mobilita per allestire una processione dei Re Magi come non è mai stata fatta prima. Soprattutto perché quella non è usanza di quei luoghi, bensì una tradizione che la moglie del borgomastro, la Borgomastra, ha importato dal suo paese d’origine, quella Bellano sul lago di Como dove la processione dei Re Magi è un appuntamento imprescindibile. Ma trovare un paesano che accetti di farsi imbrattare la faccia e le mani con il nerofumo per impersonare Baldassarre è un’impresa praticamente impossibile. Dovrà pensarci il destino, e una stella tutta particolare, per non spegnere sul volto della piccola Hende l’incanto di un rito che rende perfetta la magia del Natale.

La mia recensione
Una favola natalizia, un po’ fuori stagione al momento, che unisce le storie di due personaggi molto diversi tra loro.

Sinceramente si fatica a capire il nesso tra le storie dei due protagonisti, perché vengono da due realtà molto differenti. Yassine è tunisino, la sua famiglia è facoltosa e non gli è mai mancato nulla. Pecca però di una grande pigrizia, non sapendo bene cosa fare della sua vita. Non è il massimo leggere le parti dedicate a lui, perché tratta tutto con una certa leggerezza e trascuratezza, di chi è abituato a vivere senza pensieri.

In netto contrasto troviamo invece la famiglia Hanke, di un piccolo paesini nel Canton Ticino. Operosi e volenterosi, si mobilitano e trascinano i compaesani in una rappresentazione dei Re magi per far contenta la figlia più piccola.

Per più di metà storia le due vicende sembrano nettamente separate, ma verso la fine si ricongiungono in un finale dolce ma estremamente frettoloso. Tutta la poesia che si era venuta a costruire nelle pagine finali, si perde in poche righe sbrigative.

Consigliato a: chi adora le feste natalizie.

Voto:
Stelle 3

Genere:
Narrativa
Titolo: Seguendo la stella
Autore: Andrea Vitali
Lunghezza: 40 pagine
Edizione: Ebook
Editore: Garzanti

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Il lato positivo – [Matthew Quick]

Il lato positivo

Trama: Pat Peoples è convinto che la sua vita sia un film prodotto da Dio. La sua missione: diventare fisicamente tonico ed emotivamente stabile. L’inevitabile happy end: il ricongiungimento con la moglie Nikki. Questo ha elaborato Pat durante il periodo nel ‘postaccio’, la clinica psichiatrica dove ha trascorso un tempo che non ricorda, ma che deve essere stato piuttosto lungo… Infatti, ora che è tornato a casa, molte cose sembrano cambiate: i suoi vecchi amici sono tutti sposati, gli Eagles di Philadelphia hanno un nuovo stadio ma, soprattutto, nessuno gli parla più di Nikki, e anche le foto del loro matrimonio sono scomparse dal salotto. Dov’è finita Nikki? Come poterla contattare, chiedere scusa per le cose terribili che le ha detto l’ultima volta che l’ha vista? E come riempire quel buco nero tra la litigata con lei e il ricovero nel postaccio? E, in particolare, qual è la verità? Quella che ti fa soffrire fino a diventare pazzo, o quella di un adorabile ex depresso affetto da amnesie ma colmo di coraggiosa positività? Pat guarda il suo mondo con sguardo incantato, cogliendone solo il bello, e anche se tutto è confuso, trabocca di squinternato ottimismo, fino all’imprevedibile finale.

La mia recensione
Pat è un personaggio molto ottimista e pronto ad affrontare tutte le difficoltà immaginabili pur di riconquistare la sua amata. Con un obiettivo così importante come si fa a non amare un personaggio del genere, anche se è alquanto strampalato. Seguiremo, infatti, le sue disavventure mentre cerca di migliorarsi fisicamente e di socializzare di più con la sua famiglia. Il perché si stia impegnando così tanto non è molto chiaro: scopriremo con il tempo il motivo per cui alcuni ricordi di Pat non coincidono del tutto con la realtà che lo circonda.

L’insieme dei personaggi che lo accompagna alla ricerca di se stesso è dei più variegati: abbiamo la madre, che lo sostiene sempre, in ogni sua iniziativa, e il padre tifoso, che non sembra essere molto interessato a lui. E’ circondato da amici che, che più chi meno, tengono a lui e vorrebbero che si rimettesse del tutto, anche se dovremo pazientare fino alle ultime pagine prima di scoprire quale sia la vera ragione del comportamento strano di Pat.

L’incontro con Tiffany modifica la vita del protagonista, che si ritrova a dover fare i conti con una persona dalle abitudini strane come le sue. I due avranno un esordio poco promettente, finendo per litigare quasi subito. Con il passare dei capitoli scopriremo che hanno molti aspetti in comune e che forse possono trovare serenità l’uno nell’altra.

Il ritmo della narrazione non è né troppo frenetico né troppo lento. Segue l’impeto con cui Pat affronta la vita, prendendosi a volte dei momenti di riflessione quando sembra che stia affrontando dei problemi insormontabili. Tutte le vicende sono raccontate dal punto di vista del protagonista, dando luogo anche a delle scenette divertenti quando non sembra capire cosa stia accadendo intorno a lui e tende ad attribuire un significato tutto suo a eventi a volte veramente insignificanti.

Consigliato a: chi vuole affrontare la vita con una marcia in più.

Voto:

Stelle 4

Titolo: Il lato positivo
Autore: Matthew Quick
Editore: Salani
ISBN: 8867152939, 9788867152933
Lunghezza: 290 pagine

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Diana. La principessa del popolo – [Tim Clayton, Phil Craig]

Diana. La principessa del popolo

Trama: Chi era davvero Diana Spencer? La bellissima principessa amata dal popolo e odiata dalla casa reale inglese? Oppure una ragazzina viziata e instabile, affetta da disturbi alimentari e da problemi psicologici?
Per rispondere a questa domanda, bisogna andare oltre la propaganda dei fan, oltre le bugie dei nemici, superare la nebbia del mito e riscoprire la donna dietro al personaggio. Interviste a conoscenti, amici e collaboratori, testimonianze e documenti rivoluzionari, una ricerca imparziale e approfondita: Diana è una biografia che si legge come un romanzo e non ha paura della verità. Una biografia unica, perché unica era Lady Diana Spencer. Mai un reale inglese aveva attratto così tanto l’attenzione dei media di tutto il mondo. Ogni cosa di lei ha fatto notizia: il fidanzamento e il matrimonio con il Principe Carlo trasmesso in eurovisione, la nascita dei due figli, il suo impegno nel sociale anche a fianco di personalità del calibro di Nelson Mandela e Madre Teresa di Calcutta, le rivelazioni sulla sua depressione, i suoi flirt, fino al terribile incidente nel sottopassaggio di Parigi, che l’ha vista morire in quel tristissimo 31 agosto del 1997.
Una delle vite più incredibili della storia, finalmente raccontata senza celare nulla, né le luci né le ombre

La mia recensione
Questo libro rappresenta una ricostruzione della vita di Diana, con spezzoni di interviste ai suoi amici e collaboratori. L’idea è affascinante ma troppo asettica, con un susseguirsi di dichiarazioni che non suscitano molte emozioni. Non c’è nessuna riflessione critica su Diana, sui suoi errori e sulle sue qualità.

Percorriamo la sua vita come se fossimo un giornalista a caccia di informazioni, cercando amici e parenti che la conoscevano già in tenera età. Nell’insieme di voci raccolte si fatica, però, a capire chi la conoscesse veramente e chi invece riporta informazioni solo “per sentito dire”. Diana è così raffigurata come una ragazzina romantica e generosa, ma anche come una fredda calcolatrice alla ricerca della fama e della gloria.

Non mancano alcune curiosità sulla sua vita, come per esempio la sua relazione con i giornalisti e le telecamere. Diana attraversava dei periodi in cui provava un odio profondo per l’assedio che i media le davano, ma allo stesso tempo era in grado di sfruttarli per promuovere la sua immagine.

I rapporti con i reali e suoi mariti sono riportati attraverso le dichiarazioni dei rispettivi collaboratori, in un gioco di potere che mira a risaltare i difetti degli opponenti rispetto alle qualità eccelse del proprio protetto. Sta a noi scegliere a quale delle due teorie credere: quella in cui Diana è riportata come una povera ragazza che soffriva di disturbi psichici o quella in cui il suo grande sogno romantico si sia infranto contro un muro di burocrati e tradimento.

Sulla rapporto con i figli non sono spese molte parole. E’ un peccato perché avrebbe potuto mostrare un lato diverso rispetto alla figura pubblica di Diana, per avvicinarla più a una persona normale e non all’idea mitica che ormai la gente si è fatta di lei.

Consigliato a: chi vuole scoprire qualcosa in più su Diana.

Voto:

Stelle 3

Titolo: Diana. La principessa del popolo
Autore: Tim Clayton, Phil Craig
Editore: Newton Compton
ASIN: B00EW5GOMW
Lunghezza: 356 pagine

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Promettimi che ci sarai – [Carol Rifka Brunt]

Promettimi che ci sarai

Trama:Quando hai quattordici anni, il tuo cuore è un luogo oscuro, un labirinto di sentimenti che non sai decifrare. Timida, goffa e sognatrice, June è a disagio tra i coetanei. Preferisce rifugiarsi nel bosco dietro la scuola, con ampie gonne e strambi stivali, fingendo di essere stata catapultata a New York dal Medioevo, l’epoca in cui sarebbe potuta diventare un falconiere. Sarebbe bello riuscire a richiamare a sé, proprio come creature alate, le persone che non ci sono più. Come lo zio Finn: grande pittore e migliore amico di June, l’unico in grado di capirla, strappato troppo presto alla vita da una malattia di cui in famiglia è proibito parlare.Un giorno, June riceve un pacco misterioso. All’interno c’è la teiera preferita di Finn, accompagnata da una lettera firmata da un certo Toby: l’uomo che nessuno, al funerale dello zio, ha osato avvicinare. E che ora chiede proprio a lei di incontrarlo in segreto.June dovrà fare i conti con la paura e la gelosia prima di accettare il fatto di non essere stata l’unica persona speciale nella vita dello zio. E prima di aprirsi a un’amicizia che potrebbe aiutare sia lei che Toby a colmare quel grande vuoto. Dopotutto, era quello che avrebbe voluto Finn: fare incontrare le persone che più aveva amato, unirle come in un’unica cornice affinché si prendessero cura l’una dell’altra. Ecco il suo ultimo desiderio, ecco il suo più grande capolavoro.Una storia indimenticabile. Come certi amori cui non possiamo opporci. Come quelle persone che continuano a vivere nel nostro cuore anche quando non le abbiamo più accanto.

La mia recensione
Un’avventura incredibile e commuovente ci porta alla scoperta di temi delicati ma importanti come la diversità e cosa voglia dire essere una famiglia. La protagonista è June, una ragazzina coraggiosa che si ritrova ad affrontare la perdita dello zio Finn, suo unico confidente.

June è la secondogenita della sua famiglia, con una sorella più grande, che sembra allontanarsi da lei ogni giorno di più, e dei genitori assenti, troppo impegnati a lavorare per accorgersi di quello che sta passando la figlia. La ragazza ha un rapporto speciale con suo zio, che è anche il suo padrino: con lui si sente veramente compresa e speciale, non una tipa stramba come è etichettata a scuola. Purtroppo però quando scopre che il suo unico confidente sta per morire, perché malato di AIDS, le sembra quasi che il mondo stesso stia per finire. Sarà solo dopo la sua morte che farà la conoscenza di Toby, un uomo solo quanto lei che sta soffrendo allo stesso modo la perdita di Finn.

June si ritroverà quindi immersa in un mondo diverso, in cui ogni cosa le ricorda lo zio, ma allo stesso tempo scoprirà degli aspetti dell’uomo che non credeva possibili. Il rapporto con Toby evolverà da una diffidenza iniziale fino a un’amicizia dolce. Entrambi si sentono responsabili della felicità dell’altro, anche se le prime volte June proverà una forte gelosia per i momenti che Toby ha potuto condividere con lo zio Finn. Il tema dell’amore e dell’attrazione è ricorrente, anche sotto forme diverse. Data la giovane età, la protagonista non fa molta distinzione tra l’affetto e l’amore. Ciò rende ancora più teneri i suoi sentimenti perché anche se la confondo, le fanno capire che nella vita ci sono alcune persone per cui vale la pena di lottare.

I rapporti con la sua famiglia non miglioreranno per la serie di mezze verità e omissioni che June racconterà per nascondere gli incontri con Toby. La ragazza dovrà affrontare la sorella, che sembra ignorarla o addirittura odiarla rispetto all’unione e l’armonia che avevano in passato. Ma sarà solo la sua forza di volontà che le permetterà di capire cosa deve fare per riuscire a raddrizzare la sua vita.

Una piccola nota aggiuntiva: il titolo in inglese “Tell the wolves I’m home” è molto più evocativo, ma solo leggendo il romanzo si capirà perché.

Consigliato a: chi apprezza le storie tenere e di crescita interiore.

Voto:

Titolo: Promettimi che ci sarai
Autore: Carol Rifka Brunt
Editore: Piemme
ISBN: 8856633442, 9788856633443
Lunghezza: 420 pagine

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